Rogue One: A Star Wars Story (2016)

NAPALM A COLAZIONE

E’ difficile parlare di un film di Star Wars senza spoilerare niente. Anzi, è praticamente impossibile, ma ci proviamo. Dopo l’acquisizione della Lucasfilm da parte della Disney, la casa di Topolino ha messo in cantiere una nuova trilogia iniziata un anno fa con Il Risveglio della Forza di J.J. Abrams. Oltre alla trilogia “ufficiale”, Disney ha messo un cantiere 3 spin-off che faranno da completamento alla saga. Il primo di questi spin-off è appunto Rogue One di Gareth Edwards. Lontano dai vincoli che Abrams ha dovuto gestire con Il Risveglio della Forza, Edwards ha la libertà di raccontare una storia con nuovi personaggi e nuove ambientazioni, cercando di ritrovare lo spirito originale della prima trilogia di George Lucas. E il risultato finale è una bomba. Sorprendentemente Edwards costruisce la pellicola come un vero e proprio film di guerra, impostando un’azione forsennata, sempre “ordinata” e mai “grezza” (Michael Bay, impara). Con un grande rispetto per il lavoro di Lucas, Edwards inserisce nuovi personaggi, tutti molto riusciti, e li getta nella mischia. Il premio Oscar Felicity Jones interpreta una convincente Jyn Erso, mentre Diego Luna è Cassian Andor (forse un po’ debitore di Han Solo). Bellissimi anche i personaggi di Forest Whitaker, Donnie Yen e Mads Mikkelsen, mentre il robot K-2SO è già entrato nel cuore di tutti noi. Qualche piccola incertezza nella sceneggiatura non rovina un film che riesce ad incanatare fino alla nostalgica scena finale. Infondendo una purezza e una semplicità che avevamo perso con la trilogia prequel (e anche un po’ il film di Abrams), Rogue One ci fa tornare ragazzi, quando ancora si chiamava Guerre Stellari e non Star Wars.

trash
“il polipone che legge la mente… vabbhè”

cult
“lo strepitoso atto finale”

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