Logan (2017)

L’ULTIMO COWBOY

Non so voi, ma quando vedo dei prodotti cinematografici di puro stampo commerciale che decidono di ribaltare le regole del mercato, mi si scalda il cuore. E’ capitato lo scorso anno con l’irriverente Deadpool di Tim Miller, è capitato adesso con Logan di James Mangold. Torna, per l’ultima volta, Wolverine, uno dei mutanti più amati del mondo dei cinecomics dopo diversi film con gli X-Men e 2 film in solitaria. E lo fa nel migliore dei modi. James Mangold si occupa per la seconda volta del personaggio Marvel (dopo il discreto “Wolverine – L’immortale”), per chiudere il cerchio e regalargli una degna conclusione. Omaggiando il grande western, Mangold ci porta in un futuro post-apocalittico, dove i mutanti sono quasi estinti. Logan, ormai vecchio e stanco, si prende cura del professor Xavier (un meraviglioso Patrick Stewart), gravemente malato di alzheimer. L’arrivo inaspettato di una giovane mutante, darà a Wolverine una nuova ragione di vita. Hugh Jackman da corpo e anima a uno dei personaggi icona degli anni 2000 in maniera del tutto nuova. Alzando il livello di violenza e brutalità (il film è vietato ai minori di 14 anni), il regista ci racconta la parabola di uomini e non di supereroi, costretti ad affrontare i problemi della quotidianità e fare i conti con se stessi. Logan è ormai un essere umano che affronta la vita e accudisce un vecchio malato. Un uomo che va a prendere le medicine, che indossa gli occhiali per leggere, che ha un lavoro, che si ubriaca. Una visione distorta e decadente di quanto abbiamo visto con gli X-Men, ma proprio per questo motivo, vincente. L’incontro con la giovane Laura (fenomenale debutto di Dafne Keen) darà alla storia una svolta che non solo cambierà l’animo di Logan, ma lo trasformerà in qualcosa (o in qualcuno) che mai ci saremmo aspettati. Certo, è un’opera non priva di difetti (il solito problema dei villain), ma si respira un’aria talmente nuova e “potente” da dimenticare tutte le varie lacune. Il canto del cigno di Hugh Jackman e del suo Wolverine non poteva essere più sofferto, emozionante, devastante, sanguinario e, perchè no, indimenticabile.

trash
“due villain poco incisivi”

cult
“il trio Jackman, Stewart, Keen ci ha davvero emozionato”

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