Alien: Covenant (2017)

CARO, FOTTUTISSIMO ALIENO

Partiamo del presupposto che Prometheus non ci era piaciuto. Un tentativo maldestro di raccontare una sorta di “storia parallela” nell’universo di Alien. Al botteghino ha fatto faville, ma la critica ha un po’ storto il naso. Quando abbiamo letto la notizia che il sequel di Prometheus si sarebbe intitolato Alien: Covenant, i nostri occhi ha iniziato a lacrimare dalla gioia. Torna il nostro amato xenomorfo che tanto ci aveva emozionato anni fa!!! Ridley Scott prova a risanare la ferita ancora aperta di Prometheus promettendoci, paura, sangue e orrore. Promessa mantenuta? Non proprio. La storia inizia 10 anni dopo l’avventura del Prometheus. L’astronave di colonizzazione Covenant è in viaggio verso il pianeta Origae-6, ma durante il tragitto ricevono una trasmissione da un pianeta vicino. Cosa sarà? Le porte dell’inferno sono vicine. Ridley Scott ci vuol far capire in tutti i modi che questo film è un vero ritorno alle origini; musica che richiama il tema di Jerry Goldsmith, atmosfere dark e tensione. Almeno nella prima parte. Sì, perchè ad un certo punto, Scott si ricorda che questo non è Alien 5, ma Prometheus 2 e questo non può che peggiorare la situazione. La parte centrale (la più debole), è lentissima e senza ritmo, mentre l’atto finale (o per meglio dire lo “scontro finale”), viene risolto con una velocità spaventosa e sopratutto eliminando la suspance. Quasi imperdonabile!!! Un vero peccato perchè alcune scene sono splendidamente girate (la scena introduttiva, la nascita dei neomorph). Sprecato tutto il cast, dove solo Michael Fassbender riesce ad emergere con la sua “doppia” interpretazione. Stendiamo un velo pietoso su Katherine Waterston, il paragone con Sigourney Weaver è quasi una bestemmia. In conclusione, un mezzo passo falso che non fa altro che abbassare ancora di più il nostro livello di attesa per i prossimi sequel.

trash
“lo scontro finale con lo xenomorfo”

cult
“la nascita dei neomorph”

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