L’Infanzia di un capo (2015)

IL FIORE DEL MALE

1919. La guerra è ormai al termine. Un diplomatico americano, trasferito in Francia, viene incaricato di far parte ad una delegazione che ha il compito di chiudere le trattative che porteranno al trattato di Versailles. Intanto, Il giovane figlio Prescott, inizierà a dare segni evidenti di caratteristiche destinate a prendere il sopravvento. Fermi tutti, abbiamo trovato il film sorpresa dell’anno!! O meglio, il film è del 2015 (presentato alla Mostra del Cinema di Venezia), ma ovviamente in Italia esce con due anni di ritardo. L’infanzia di un capo è un’opera talmente ipnotica e potente che è impossibile non gridare al capolavoro. L’esordiente regista Brady Corbet (che in realtà è un attore), prende spunto dai maestri con cui ha lavorato (Michael Haneke, Lars Von Trier) e dai maestri in generale (Kubrick, Dreyer) costruendo un racconto suddiviso in tre atti (tre scatti d’ira). Tre momenti che possono sembrare normali e “quotidiani”, ma che in realtà fanno intravedere nel giovane ragazzo, un carattere inquietante. Cresciuto da un padre severo e da una madre bigotta (come al solito, politica e religione), Prescott riceverà “amore” solo da una vecchia domestica e da una giovane insegnate di francese. L’amore, appunto, è uno dei temi principali della vicenda, l’elemento che può fare la differenza e cambiare per sempre l’anima di un bambino innocente in un “mostro”. E il colpo di genio del film è proprio la parte finale. Senza fare spoiler, Corbet mette in scena un atto conclusivo magistrale, girato divinamente. Tutta la pellicola acquisisce un senso e la musica straordinaria di Scott Walker ci accompagna in una visione che rimarrà nella nostra testa per molto tempo. Da applausi tutto il cast a partire da una bravissima Berenice Bejo e dalla rivelazione Tom Sweet, che interpreta Prescott. Attendiamo con ansia l’opera seconda di Brady Corbet, Vox Lux, attesa per il 2018. Intanto godiamoci questo folgorante debutto.

trash
“assente”

cult
“la regia di Brady Corbet e un finale da standing ovation”

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