Atomica Bionda (2017)

THE NEON BLONDE

Dal primo trailer, questo Atomic Blonde, poteva sembrare un John Wick al femminile. In realtà è qualcosa di molto più complesso. Forse addirittura troppo complesso. L’idea di partenza è la graphic novel The Coldest City di Anthony Johnson e San Hart. Aggiungiamo una fotografia al neon, una colonna sonora anni ’80, un regista pazzoide e una protagonista da infarto e il risultato è una spy-action coi fiocchi. Ben lontano dagli action americani stereotipati e commerciali, Leitch ci dimostra quanto è bravo e realizza uno strano film illuminato solo dalle luci artificiali dei neon. Se in John Wick, Keanu Reeves era spinto dalla pura e semplice vendetta, la biondissima Charlize Theron (bella da star male) si muove in una Berlino di fine anni 80, grigia e spettrale, tra missioni suicide, spie doppiogiochiste e tanta musica elettronica. I pregi di questo film sono tanti, a cominciare da una Theron che tiene la scena in maniera magistrale, e un James McAvoy sempre bravissimo. Ma il vero punto di forza (oltre all’incredibile colonna sonora) e la regia di David Leitch. Con movimenti di macchina splendidi e vorticosi, Leitch ci dimostra che fare qualcosa di diverso a Hollywood è possibile (ma ce lo aveva già dimostrato con il primo John Wick). In particolare ci regala una scena finale girata in piano sequenza che omaggia addirittura il grande Alfonso Cuarón. Pura classe registica. Forse uno dei punti più deboli è una sceneggiatura un pò troppo complessa, che ha la pretesa di voler stupire fino all’ultimo, ma che in alcuni punti riesce a stancare. Atomic Blonde è un film che riesce a ritagliarsi uno spazio importante in un cinema fatto di remake e di sequel. Non so se diventerà un cult come Jonh Wick, ma sicuramente verrà ricordato ancora per molto tempo.

trash
“una sceneggiatura basata troppo sui colpi di scena”

cult
“un piano sequenza finale da antologia”

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