Monolith (2017)

LA “BRUM” DEL “M” HA UN “PSS” NELLA GOMMA

Quando il cinema italiano abbandona “l’attuale” cinema italiano e ritorna al cinema di genere è sempre un piacere. Lo chiamavano Jeeg Robot, Veloce come il vento, Mine, sono 3 film che hanno provato (riuscendoci) a rilanciare il cinema di genere nostrano negli ultimi, abbandonando le solite commedie. Monolith di Ivan Silvestrini è la prova che in Italia, esiste ancora qualcuno che vuole a fare la differenza e noi non possiamo che esserne entusiasti. Il vero problema è che questo Monolith è una pena. Siamo d’accordo su tutto, ma se vuoi realizzare un thriller psicologico/fantascientifico, devi prima di tutto sapere COME realizzarlo. Una madre rincoglionita viaggia in mezzo al deserto californiano con il suo figlioletto asmatico nella sua nuova auto super blindata. Per un puro caso, la donna rimane fuori dall’auto con il figlio chiuso all’interno. Ok, trama conclusa, film finito. Esatto, Monolith è talmente ridicolo, patetico e noioso che si arriva a fine film e si ha l’impressione di vuoto assoluto. La sceneggiatura procede senza idee e la regia di Silvestrini non aiuta nel creare la giusta tensione. L’idea di partenza era molto interessante, ma la realizzazione fa crollare tutte le buone premesse, fino ad arrivare ad un finale orrendo ed inspiegabile. Lasciate stare i metaforoni del tipo “uomo contro tecnologia” o “mamme pronte a tutto”, qui c’è solo un’esile film destinato a finire nel dimenticatoio.

trash
“una trama beota e un finale da denuncia”

cult
“il film dura solo 1h e 20”

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