Nella Tana dei Lupi (2018)

CONCENTRATO DI PALLE

Oggi scende Sandro in campo, non lo fa mai, ma il genere lo affascina e questo è il suo pane. Cosa dire di questo adrenalinico Nella Tana dei Lupi : purtroppo non molto. L’idea non è malvagia : criminali spietati contro poliziotti fuori ordinanza, ma questo vale per chi non segue il genere. Prendiamo un belloccio un po’ fuori forma ma sempre stramanzo come Gerard Butler e un altrettanto cazzuto e pompatissimo 50 Cent (che dice 3 frasi di senso compiuto in tutto il film) e proviamo a mettere dentro al frullatore, rapine, ostaggi, truffe, inganni e chi più ne ha più ne metta. A questo punto fate partire il frullatore e in un batter d’occhi ecco pronto da servire in una ciotola questo Nella Tana dei Lupi. Purtroppo a parte qualche gag in puro stile alla Pain & Gain, qualche sparatoria già vista in Point Break, nel nostro frullatore troveremo ingredienti già utilizzati (anche meglio) in capolavori del genere downtown crime, come Training Day, I Padroni della Notte, i vari Ocean’s, The Town, Bad Boys (solo per citarne alcuni). Christian Gudegast tenta il colpaccio con una buona dose di marketing, supportato da frasi e gag ad effetto in tutti trailer e teaser che ne hanno anticipato l’uscita, ma questo Nella Tana dei Lupi, purtroppo, non rimarrà di certo nella storia per la sceneggiatura più originali nel genere. Si parla già di un sequel e per gli amanti del genere come me, speriamo che questa volta il dosaggio degli ingredienti sia più deciso !!!

trash
“un pompatissimo ma totalmente assente 50 Cent”

cult
“un cazzutissimo Gerard Butler”

logotrailer

Mom and Dad (2017)

MULINO BIANCO

A causa di un misterioso segnale proveniente dalla televisione, i genitori iniziano ad avere strani istinti omicidi sui propri figli. Chissà se questo Mom and Dad avrà una distribuzione italiana. Sinceramente non penso, visto che questo piccolo gioiello di cattiveria potrebbe urtare la sensibilità di molti “bigotti” presenti nel nostro paese. Il regista Brian Taylor (co-regista della serie di Crank e del brutto Ghost Rider: Spirito di Vendetta) immagina una società dove i genitori sono una coppia di frustrati che non sono riusciti a realizzare i propri sogni a causa dei figli e l’unico modo per uscirne è l’omicidio. Con grande senso ironico, Taylor costruisce una folle giostra orrorifica, sadica e grottesca, che diverte fino all’ultima scena. E visto il materiale di partenza così fuori dagli schemi, chi meglio di Nicolas Cage poteva interpretarlo? Dopo tanti ruoli al limite della spazzatura, la sua istrionica ed esagerata mimica facciale risulta perfettamente in linea con la delirante storia e ci regala una delle sue migliori interpretazioni. Mom and Dad è una ventata d’aria fresca per il genere, una schiaffo in faccia al perbenismo che sorprende incredibilmente con una cattiveria unica (il cameo finale di Lance Henriksen è da standing ovation). Scommettiamo un caffè che farete anche voi il tifo per i genitori?

trash
“genitori che uccidono i propri figli ? YESSS”

cult
“un Nicolas Cage esagerato”

logotrailer

I Segreti di Wind River (2018)

IL CACCIATORE

Periferia Statunitense, ampie sterminate aree innevate, canyon e montagne, circondano minuscole frazioni di agglomerati urbani vicino alla riserva indiana di Wind River. Una sceneggiatura essenziale ritma le relazioni tra i protagonisti di questo thriller che necessitano di poche parole, e molti silenzi, per comprendersi. Una storia di frontiera ritmata da dialoghi espressi in una lingua apparentemente identica, ma segnata da appartenenza culturale e storica ben demarcata, quella tra i Nativi di America e i bianchi statunitensi. Una storia ispirata a fatti realmente accaduti, accompagnata da statistiche che confermano quanto le aggressioni e le scomparse a danno delle donne Native Americane siano molto meno registrate, e risolte, rispetto allo stesso sesso di razza bianca. Una colonna sonora il cui tono di fondo pervade l’intera pellicola, mantenendo alta la tensione in modo costante dall’inizio alla fine del film, in cui i colori e le sfumature del bianco abbagliano lo spettatore intento a seguire i diversi fili dipanati nello svolgimento della trama. Negli Stati Uniti di oggi, terra di contraddizioni, uno scontro all’interno di un’umanità relegata quasi ai confini della realtà, in cui o si sopravvive o si soggiace alla crudele legge di obbligata convivenza e sopravvivenza del luogo. I personaggi sono molto ben delineati, come camei, ognuno come fosse appartenente ad un mondo a sé. Il cacciatore bianco, avvezzo all’asprezza del luogo ed integrato nella comunità di Nativi Americani. Lo sceriffo Responsabile per i Nativi Americani, baluardo di una giustizia (quella statunitense) avvertita quasi in modo ostile dalla comunità di Nativi Americani. L’outsider dell’FBI sprovveduta nell’arrivare dalla calda Los Angeles in una zona cosi’ rigidamente fredda e impervia degli USA . E altri personaggi che fanno da corollario a quest’umanità di frontiera in cui la brutalità dei bianchi si affligge nuovamente sulla minoranza etnica e sul sesso cosiddetto debole, ma in realtà più guerriero che mai. Il tutto si dipana in una terra segnata dalle distanze inedite, dalle bianche distese innevate tra i monti e i canyon, percorse da sfreccianti slitte motorizzate adrenaliniche nell’aggredire tempeste e terreni impervi. Un film decisamente avvincente, controllato, sfaccettato, multietnico, adrenalinico.

trash
“la regia un po’ acerba di Taylor Sheridan”

cult
“la straordinaria interpretazione di Jeremy Renner”

logotrailer

Dredd (2012)

IO SONO LA LEGGE

Ricordo ancora con affetto il Dredd di Sylvester Stallone (anno 1995), lontano anni luce dal materiale originale, ma comunque simpatico e di grande intrattenimento. I fan del fumetto hanno gridato allo scandalo per come Stallone ha trattato il personaggio (e per il fatto che il 90% della pellicola, Dredd rimanga senza casco). Dopo 17 anni, lo sceneggiatore Alex Garland e il regista Pete Travis, provano a riportare sullo schermo il violento Giudice senza scrupoli. E questa volta i fan possono restare tranquilli. Dredd è una versione completamente diversa dal primo film. Più fedele ai fumetti, più estremo, più “per adulti”. Dietro il casco iconico troviamo Karl Urban (che non è così famoso come Stallone e non ha bisogno di togliersi l’elmo). La storia racconta di una pericolosa missione all’interno di un enorme grattacielo per combattere la famigerata trafficante di droga Ma-Ma. Se state pensando che la storia ha molti punti in comune con il cult The Raid di Gareth Evans, avete completamente ragione. Ma questo non è un problema, perchè la coppia Travis/Garland, riesce a costruire una bellissima e malfamata atmosfera, dove violenza e droga regnano sovrane. Molto azzeccate anche le sequenze in slow-mo, che conferiscono un tono surreale alla pellicola. Se vogliamo essere pignoli, non tutto funziona alla perfezione; in alcuni momenti si ha l’impressione di assistere ad un prodotto troppo “televisivo” e la satira politica presente nel fumetto è inesistente. Ma il nuovo Dredd risulta efficace proprio perchè osa e spinge il pedale sulla violenza (a volte anche gratuita). Il film è stato un flop nelle sale (in Italia non è stato distribuito), ma ha avuto un discreto successo in home video grazie al passaparola. Peccato, il sequel poteva regalare altre sorprese.

trash
“un’aria troppo “televisiva””

cult
“le surreali scene in slow-mo”

logotrailer

Flatliners – Linea Mortale (2017)

MORTACCI

Ditemi voi com’è possibile non incazzarsi davanti a film come Flatliners – Linea Mortale. E pensare che i presupposti per costruire un buon sequel/remake c’erano tutti: Alla base, un film cult anni 90 molto intrigante, un regista interessante (Niels Arden Oplev, regista del primo Uomini che Odiano le donne), un giovane sceneggiatore che ha già scritto cose interessanti (Ben Ripley, suo lo script di Source Code di Duncan Jones), un cast giovane e attraente (Ellen Page, Diego Luna e Nina Dobrev). In realtà le cose sono andate diversamente. Il film originale, Linea Mortale di Joel Schumacher, è un buon prodotto che rivedi senza mai stancarti. Sarà per l’ottimo cast (Kiefer Sutherland, Kevin Bacon, Julia Roberts), sarà che l’idea di partenza è veramente ottima, sarà che Schumacher girà il tutto come se fosse un thriller gotico, ma il macabro gioco funziona alla grande. Tutto quello che questo film non è. Il nuovo Flatliners è uno scialbo thriller/horror pseudo fantascientifico, che strizza l’occhio all’horror giovanile dei primi anni 2000 e non aggiunge niente di nuovo al genere. Anzi, addirittura fa di peggio. Niels Arden Oplev dirige talmente male che il cast risulta fastidioso, finto e insopportabile, mentre le idee migliori provengono dal film originale. L’ambientazione gotica messa in scena da Schumacher, viene sostituita da un look hi-tech sterile e senza senso, mentre le “visioni” dell’aldilà sono assurde e prive di logica. Un film che verrà dimenticato alla svelta e che andrà direttamente nella lista dei remake più brutti di sempre.

trash
“meglio non sparare sulla croce rossa”

cult
“riguardatevi il film di Joel Schumacher, please”

logotrailer

Pacific Rim: La Rivolta (2018)

ALABARDA SPAZIALE

Pacific Rim di Guillermo Del Toro fu, per me, una grossa delusione. Il film non era completamente da buttare, anzi, dal punto di vista visivo Del Toro fece un grande lavoro, ma i personaggi e la storia non mi avevano appassionato. Quando annunciarono il sequel, un po’ a sorpresa visto gli incassi non eccezionali, il mio hype interno non registrò variazioni importanti. Bene, ora possiamo confermare che Pacific Rim: La Rivolta è il sequel di cui non sentivamo il bisogno. Dieci anni dopo gli eventi del primo film, i Jeager dovranno affrontare dei Kaiju ancora più evoluti. L’unica speranza per l’umanità risiede in Jake Pentecost, figlio del deceduto comandante Stacker. Via Del Toro dalla cabina di regia (qui in vesti di produttore), dentro Steven S. DeKnight (che proviene dal mondo della TV). Sicuramente il film diverte e non annoia, ma tutte le cose buone costruite nel primo film, vengono riproposte in un formato sterile e anonimo. DeKnight dirige bene e le scene action risultano pulite e “alla luce del sole”, ma proprio per questo la componente “autoriale” (chiamiamola così) viene azzerata. Velo pietoso anche per il cast: John Boyega sopravvalutato, Scott Eastwood inutile. Il secondo capitolo del franchise Pacific Rim si rivela un film leggermente più brutto del primo, senz’anima e senza la voglia di fare qualcosa di nuovo. Speriamo di non dover affrontare un Pacific Rim 3.

trash
“un cast fuori parte e una fastidiosa sensazione di “già visto””

cult
“delle buone scene action”

logotrailer

Ready Player One (2018)

INSERT COIN

Solo una persona al mondo poteva adattare per il grande schermo il romanzo cult di Ernest Cline, e questa persona si chiama Steven Spielberg. Tra tutti i personaggi che hanno influenzato la cultura pop degli anni ’80, Spielberg è uno dei maestri assoluti. Chi meglio di lui, quindi, poteva tradurre in immagini il complesso romanzo senza tradire lo spirito pop citazionista? Ebbene, questo Ready Player One è una figata incredibile. In un futuro non molto lontano, gran parte della popolazione mondiale vive in povertà. L’unico modo per “fuggire” da questa condizione è OASIS, realtà virtuale ipertecnologica creata dal genio di James Donovan Halliday che ti permette di essere chi desideri. Prendete tutti i personaggi (ma proprio tutti) che hanno caratterizzato l’immaginario collettivo degli anni 80 e uniteli in un solo film. Neanche adesso siete così vicini al risultato finale. L’universo creato da Cline e Spielberg è una giostra visionaria, travolgente e nostalgica che rapisce tutti i nostri sensi e, a tratti, fa addirittura riflettere sulla differenza tra realtà “virtuale” e realtà “reale”. Ready Player One è un’avventura talmente ricca di dettagli, citazioni, omaggi, musica che è impossibile riconoscerli tutti dopo una sola visione: si passa dalla mitica DeLorean (protagonista di una straordinaria scena di corsa), alla moto di Akira, per arrivare a Gundam, Godzilla, Il Gigante di Ferro, Mortal Kombat, Alien, King Kong e chi più ne ha più ne metta. Un’avventura equilibrata tra cuore, occhi e cervello, che il regista di Cincinnati gestisce perfettamente, toccando addirittura momenti sublimi quando “entra” completamente in un altro film (non farò spoiler, ma gli appassionati di Kubrick apprezzeranno). Un mondo concepito esclusivamente per il grande schermo, dove l’immersione è totale e il potenziale visivo viene sparato a 1000 km/h. Steven Spielberg, dopo il più “pacato” The Post, si riconferma, a 71 anni suonati, un autore con il cuore da nerd e la mente da genio visionario. Pazzesco.

trash
“una metafora tra reale e virtuale leggermente superficiale”

cult
“la regia maestosa di Steven Spielberg e il suo straordinario omaggio a Stanley Kubrick”

logotrailer

Tomb Raider (2018)

INDIANA CROFT E LA MALEDIZIONE DEI FILM TRATTI DA VIDEOGAME

Ci sono voluti 15 anni per riproporre al cinema un personaggio videoludico leggendario e provare a dimenticare i due, terrificanti film con Angelina Jolie. Era necessario un nuovo approccio e una “nuova Lara Croft” per raccontare la genesi di un’eroina conosciuta anche dai sassi. E sotto questo aspetto, il film funziona. Dimenticatevi la femme fatale indistruttibile di Angelina Jolie (che combatteva contro robot giganti e uccideva nemici mentre faceva bungee jumping), questa volta la protagonista è giovane, fragile, determinata, reale, ed ha il volto del premio Oscar Alicia Vikander. La nuova Lara Croft è solo una ragazzina che non ha superato la scomparsa del padre, che si guadagna da vivere facendo il corriere, e che intraprende un’avventura, forse più grande di lei. I primi minuti infatti, sono ottimi e inquadrano alla perfezione il personaggio, ma i problemi iniziano quando l’avventura entra nel vivo. Intendiamoci, i problemi non sono a livello di ritmo, ma a livello di originalità. Il nuovo Tomb Raider, è un’accozzaglia di altri film d’avventura, dove vengono replicate esattamente situazioni già viste (e meglio) in altri film (a Steven Spielberg staranno fischiando le orecchie). La lineare sceneggiatura di Geneva Robertson-Dworet non prova nemmeno a costruire personaggi con un minimo di caratterizzazione (completamente fuori parte Dominic West e Walton Goggins) e alla fine risultano più riusciti i vari camei (Kristin Scott Thomas e Nick Frost), mentre la regia di Roar Uthaug è talmente anonima che neanche una puntata di Don Matteo. Per fortuna, a salvare la baracca ci pensa Alicia, che con il suo carisma e la sua grinta, ci prende per mano e ci accompagna per tutto il film, convincendoci che forse vale la pena guardare fino alla fine. E tutto sommato capisci che quello che hai appena visto non è poi così disastroso come poteva essere e forse merita addirittura un sequel. Magia del cinema? Forse.

trash
“una sceneggiatura poco incisiva e originale e una regia anonima”

cult
“una Alica Vikander assolutamente perfetta !!!”

logotrailer

The Belko Experiment (2016)

ERA IL MEGADIRETTORE GALATTICO IN PERSONA

Gli impiegati della Belko Industries, vengono misteriosamente rinchiusi all’interno dell’azienda e costretti, da un misterioso individuo, ad uccidersi tra loro. I sopravvissuti verrano liberati. Non so perchè, ma guardando questo The Belko Experiment, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la famosa Megaditta dove lavorava il rag. Ugo Fantozzi. E vi dico la verità, questo film ha molte più cose in comune con i film cult intepretati da Paolo Villaggio che con l’horror tradizionale. Scherzi a parte, questo film è un thriller/horror/splatter scritto e prodotto da James Gunn (sì esatto, quello di Guardiani della Galassia) e diretto da Greg McLean (sì esatto, quello di Wolf Creek) che analizza, molto lievemente, una situazione lavorativa “aziendale” in maniera grottesca (capito perchè il riferimento a Fantozzi?). Il risultato finale non è male: ci si diverte, c’è del sangue (tanto), c’è del ritmo, ci sono alcune idee carine. Forse quello che manca all’operazione è proprio lo humor, praticamente assente. La coppia Gunn/McLean si prende troppo sul serio e per questo, molte scene risultano ridicole, per non parlare del finale fiacco e senza grinta. Il gioco al massacro diventa troppo ripetitivo col passare dei minuti e manca una vera “motivazione”. Ottimo tutto il cast, che comprende attori grandi amici di Gunn dai tempi dei suoi primi film (Michael Rooker e Sean Gunn). Resta comunque un buon intrattenimento horrorifico, capace di far passare un paio d’ore senza pensieri.

trash
“un finale fiacco e poco ispirato”

cult
“tanto splatter”

logotrailer

Red Sparrow (2018)

RED PASSION

Dominika Egorova, ex-prima ballerina del Bol’šoj la cui carriera è stata tragicamente interrotta, viene arruolata con un ricatto in una delle scuole statali per Sparrow, una branca del servizio segreto che trasforma giovani uomini e donne in letali e seducenti assassini. Dopo un durissimo addestramento, dovrà affrontare la sua prima missione e cercare un modo per salvare la sua vita. Dopo aver chiuso la saga di Hunger Games i “Lawrence” (Francis regista e Jennifer attrice) tornano a lavorare insieme. Il risultato è Red Sparrow, una spy-story vecchio stampo che sicuramente non offre nulla di nuovo, ma comunque funziona. Francis Lawrence evita momenti action puramente hollywoodiani per concentrarsi sul percorso psico-fisico della protagonista e sulla missione che deve compiere. Dilatando i tempi di narrazione (forse troppo), il regista ricostruisce un’atmosfera gelida, sospesa e di grande effetto che ha molti punti in comune con il bellissimo La Talpa di Tomas Alfredson e lontano anni luce dall’action pop di Atomica Bionda con Charlize Theron. Tra giochi di seduzione, torture fisiche (una in particolare è veramente da “pelle d’oca”), si arriva ad un finale soddisfacente e in qualche modo sorprendente. Perfetta Jennifer Lawrence, glaciale e fragile spia “per caso”, che non ha paura di svestirsi e mostrare le sue forme. Buono anche il cast di contorno a partire da un ottimo Joel Edgerton e da un sempre perfetto Jeremy Irons. In conclusione, Red Sparrow è un buon film “vecchio stile” che non vuole arrivare a compromessi con il pubblico e che prova addirittura ad osare.

trash
“una lunghezza troppo eccessiva”

cult
“una bellissima e bravissima Jennifer Lawrence”

logotrailer