Pig (2021)

TOPI E MAIALI

Un vecchio eremita che vive in mezzo ai boschi, intraprende un viaggio per recuperare il suo maiale da tartufo rapito da sconosciuti. Della serie: “Tutti possono cucinare… anche Nicolas Cage“. Stranissimo revenge movie con Nicolas Cage barbuto alla ricerca del suo maiale. Detta così, può sembrare uno dei film più trash dell’anno. E invece… questo Pig è un bizzarro ma splendido film. Malinconico, dark, intenso. In qualche modo, il sequel spirituale di Ratatouille della Pixar. Un viaggio nella cucina e nella riscoperta delle persone. Non per tutti, ma il viso insanguinato e disperato di Nicolas Cage entrano nel nostro cuore.

trash
“se vi aspettate il solito revenge movie peggio per voi”

cult
“un Nicolas Cage da applausi”

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Last Night in Soho (2021)

PROFONDO LONDON

Una ragazza di periferia, decide di trasferirsi a Londra per entrare in una prestigiosa scuola di moda. Il suo soggiorno sarà tempestato di terrificanti visioni. Della serie: “Sotto il vestito niente.. fantasmi”. Il geniale regista Edgar Wright firma un thriller/horror che fa il verso a Polanski, Argento e De Palma. Grande (e intelligente) messa in scena e ritmo da paura, ma forse gli manca quel qualcosa per trasformarlo in cult assoluto. Luci psichedeliche, colonna sonora favolosa e un cast perfettamente in parte (Matt Smith bravissimo), ma verso la fine Wright perde un po’ la bussola e tutto diventa un po’ prevedibile. Peccato, ma il gioco cine-pop di Wright vale sicuramente la visione.

trash
“il film perde il mordente nel finale”

cult
“Wright rimane uno dei più grandi registi pop in circolazione”

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The Voyeurs (2021)

LA FINESTRA SUL “DAVANZALE”

Una giovane coppia inizia a spiare dalla finestra del loro loft un’altra coppia. La cosa prenderà una piega piuttosto morbosa. (Pseudo)Thriller (pseudo)erotico targato Amazon. L’obiettivo sulla carta è rilanciare/omaggiare i film anni 80/90 di Paul Verhoeven e Brian De Palma. Purtroppo rimane sulla carta. Michael Mohan gioca tra metaforoni un po’ banalotti (occhi, oculisti, uova, binocoli e occhiali), cercando di dare ritmo con un montaggio accattivante. Peccato che manchi completamente la tensione (sia erotica che ansiogena) e alla fine non si capisce dove vuole andare a parare (complice anche alcune svolte narrative no-sense). E il plot-twist finale poi… dai su… non bastano degli attori seminudi per fare eros.

trash
“The Voyeurs”

cult
“qualche bel davanzale”

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Kate (2021)

J-POP WICK

Una killer viene avvelenata dopo una missione fallita. Avrà 24 ore di tempo per scoprire chi l’ha incastrata e vendicarsi. Action-pop-giappo-revenge prodotto da Netflix. Tanto action, tanto sangue, tanti neon, tante canzoni pop giapponesi, tanto Mary Elizabeth Winstead. Per il resto chissenefrega. Se vogliamo fare i pignoli, non ha la classe di John Wick e nemmeno la follia geniale di Tarantino (se ciao), ma questa Kate diverte e non poco e la Winstead ci crede un totale. Sicuramente meglio di quella ciofeca di JOLT con Kate Beckinsale. Mi raccomando, staccate la spina del cervello prima di accendere la tv.

trash
“zero sorprese”

cult
“Mary Elizabeth Winstead”

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Free Guy – Eroe per Gioco (2021)

PAC-GUY

Guy, normale impiegato bancario, vive inconsapevolmente in un enorme videogame chiamato Free City. Ryan Reynolds vs The World. Action-comedy caruccia e abbastanza divertente che si appoggia esclusivamente sulle spalle di un Ryan Reynolds che gigioneggia dalla prima all’ultima scena. Poi il (video)giochino funziona (e se vogliamo, funziona anche il pistolotto de “l’uomo qualunque che fa la differenza”), ma Shawn Levy gira con il pilota automatico e forse un regista più “anarchico” avrebbe aiutato (tipo un Edgar Wright), soprattutto quando, verso la fine, inizi a guarda insistentemente l’orologio. Sicuramente per gli smanettoni dei videogiochi è imperdibile. Per gli altri, riguardatevi “Ready Player One” di Steven Spielberg oppure “Scott Pilgrim vs The World” di Edgar Wright. Game Over.

trash
“tutto piuttosto piatto e politicamente corretto”

cult
“Ryan Reynolds funziona (ma forse solo lui)”

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The Suicide Squad (2021)

GUARDIANS OF THE WEIRDO

Una squadra di super criminali viene inviata su un’isola del sud America per affrontare una missione suicida. Delirio puro firmato James Gunn. Lasciato a briglie sciolte dalla Warner Bros, Gunn inserisce il suo mondo fatto di violenza (tanta), volgarità (tanta) e scene al limite del trash (voluto). Ma che figata però. Più sporco e cattivo di Guardiani della Galassia ma non per questo meno emozionante. Tra donnole mangia bambini, stelle marine aliene giganti, personaggi bizzarri, topi, uomini-squalo e mamme (ebbene sì), Gunn ci travolge in un vortice weirdo e no-sense che è impossibile non amare. “I ratti sono le creature più infime di tutte. Se hanno uno scopo loro, ce l’abbiamo tutti”. Grazie James, ti vogliamo bene anche noi (tanto).

trash
“tutto, ma non la Suicide Squad”

cult
“James Gunn”

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Jungle Cruise (2021)

PIRATI DELLA GIUNGLA

Inizio XX secolo. La scienziata Lily Houghton è l’avventuriero Frank intraprendono un pericoloso viaggio in Amazzonia per trovare l’Albero della Vita. Avventura bellina bellina targata Disney, tra Indiana Jones e Pirati dei Caraibi. Forse manca un po’ di originalità e la regia di Collet-Serra è piuttosto standard (niente da fare, il maestro Spielberg rimane imbattibile anche dopo 40 anni), ma c’è la passione per il vecchio e glorioso cinema d’avventura e la grande chimica tra Emily Blunt e Dwayne Johnson. Azione, botte da orbi, maledizioni, risate e Nothing Else Matters dei Metallica riarrangiata. Leggero leggero, ma funziona e si arriva a fine film con il buonumore. Cosa non da poco.

trash
“il solito politically correct by Disney”

cult
“la coppia Blunt / Johnson e Nothing Else Matters dei Metallica riarrangiata”

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Gunpowder Milkshake (2021)

HAI ORDINATO UN FRAPPE’ DA 5 DOLLARI ?

Sam, una giovane super killer, viene braccata dalla sua organizzazione criminale dopo che ha disobbedito ad un ordine. Prendete John Wick e dategli un frappè alla fragola. Tra l’action pop di Edgar Wright, la scatenata messa in scena di Matthew Vaugh e ovviamente il solito Tarantino, il film racconta una storia poco originale, ma i colori accesi, la regia “cool”, la violenza da fumetto e la protagonista Karen Gillian riescono a regalarci un buon frullato alla fragola ma senza ciliegina. Che poi a me il frullato manco mi piace. Meglio quello da 5 dollari di Mia Wallace !!!

trash
“già tutto visto e rivisto”

cult
“la confezione comunque è simpatica”

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A Classic Horror Story (2021)

SANGUE E ‘NDUJA

Dopo un incidente stradale, un gruppo di persone sarà costretto a combattere per la propria sopravvivenza. Applausi. Il cinema italiano sforna A Classic Horror Story, un horror con i controcazzi. La coppia De Feo/Strippoli costruisce un gioco grondante sangue, divertente, inquietante e sorprendente. Tra Ari Aster, Ben Wheatley, Tobe Hooper e ovviamente Sam Raimi, ma si respira la stessa gioiosa passione per il genere vista in Quella Casa Nel Bosco (scritto da Joss Whedon). Metacinematografico e cattivissimo, ma c’è pure spazio per Gino Paoli e Sergio Endrigo. Un consiglio: state lontani dagli spoiler, perché qui i colpi di scena non mancano. Ancora applausi. Forse qualcosa sta cambiando nel cinema italiano. Questa volta sul serio !!!

trash
“qualche difettuccio qua e là (ma ci sta)”

cult
“nuovi autori di genere nel panorama italiano”

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Black Widow (2021)

MI CHIAMO WIDOW… BLACK WIDOW

In fuga dopo gli accordi di Sokovia, Natasha Romanoff deve riunirsi alla sua vecchia famiglia per sconfiggere un vecchio nemico. Avventura stand alone di Vedova Nera/Scarlett Johansson (che chiude il cerchio con la Marvel). Spy/action “alla Luc Besson” con spruzzate di James Bond (quello di Roger Moore), Mission: Impossibile e Spy Kids. Il film però convince così così. Forse perché i comprimari funzionano meglio della protagonista (David Harbour in stile Mr. Incredibile, Florence Pugh bellissima e senza tube di falloppio e Rachel Weisz che alleva maiali domestici). O forse perché il personaggio ha già detto tutto nei film precedenti. Semplicemente è fuori tempo massimo. Poi boh, può anche divertire e le gag “in famiglia” sono simpatiche, ma come canto del cigno, Black Widow meritava una sorte migliore ?

trash
“i soliti clichè del cinema horror mainstream”

cult
“un inaspettato senso di novità”

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La Guerra di Domani (2021)

L’UNICO MICIONE BUONO, E’ UN MICIONE MORTO

La popolazione del pianeta Terra viene inviata 30 anni nel futuro per aiutare e sconfiggere una spietata razza aliena. Nuova invasione aliena, nuovo action movie. Chris Pratt (lo Star-Lord di Guardiani della Galassia) al posto dei vari Bruce Willis, Tom Cruise e Will Smith combatte dei cattivissimi micioni bianchi nel futuro. Divertente (ma troppo lungo), con qualche pistolotto azzeccato (il passato che salva il futuro, i padri che salvano i figli) e con un look gustosamente anni 90. Niente di memorabile o di particolarmente impegnativo, ma è un degno erede dei gloriosi filmoni sci-fi targati Roland Emmerich e Paul Verhoeven. Quanti ricordi.

trash
“un film non particolarmente impegnativo da seguire”

cult
“fantascienza anni 90 … bei ricordi”

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The Conjuring – Per Ordine del Diavolo

LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI I DEMONI

I coniugi Warren dovranno indagare su un misterioso caso di omicidio causato da una presunta possessione demoniaca. Torna la coppia di ghostbusters della saga The Conjuring per la terza volta. E nonostante sia il terzo film, sorprende e non poco. Dopo alcuni orribili spin off (The Nun, Annabelle e La Llorona), il franchise riprende forza con un Conjuring 3 interessante, incalzante e ben costruito. La zona è sempre quella dell’horror ultra-iper-mega commerciale esagerato, ma c’è la voglia di trovare nuove strade da percorrere (mescolando anche un po’ i generi, dal legal thriller al poliziesco). Tanto ritmo, buone atmosfere, zombi grassoni e materassi ad acqua bastardi. C’è di tutto e tutto già visto (quasi ridicoli gli omaggi a L’Esorcista e Shining), ma per qualche strano meccanismo, incolla alla poltrona. La legge è uguale per tutti, demoni compresi.

trash
“i soliti clichè del cinema horror mainstream”

cult
“un inaspettato senso di novità”

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Una Donna Promettente (2020)

LOLLIPOP

Una ragazza intraprende una feroce vendetta contro tutti gli uomini a causa di un tragico evento del passato. Il tema della violenza sulle donne in chiave pop. Acclamato dalla critica americana, l’esordio di Emerald Fennell è piuttosto interessante, ma forse un tantinello sopravvalutato. Thriller, dramma, black comedy. Tutto mescolato insieme a uomini predatori (qui lo sono tutti), unghie colorate, finte sbronze e colonna sonora fantastica (geniale l’arrangiamento di Toxic di Britney Spears). Qualche caduta di ritmo e qualche momento un po’ forzato, ma il film c’è e intrattiene a dovere. Il profondo senso di colpa che può provocare una violenza e tutto quello che ne consegue. Senza nessuna redenzione, perché in fondo siamo tutti vittime. O forse no. Ah, Carey Mulligan è da applausi.

trash
“forse non graffia a fondo come dovrebbe”

cult
“Carey Mulligan”

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A Quiet Place 2 (2020)

MA CHE TE STRILLI

Dopo gli eventi del primo film, la famiglia Abbott si ritrova ad affrontare le creature al di fuori della loro casa, dove i pericoli sono sempre in agguato. Secondo capitolo più “amplificato” rispetto al primo, ma perfettamente riuscito. Krasinski aumenta il tiro e inserisce diverse strutture narrative, nuovi personaggi e qualche piccola sorpresa. Primi 10 minuti favolosi, poi si rallenta per arrivare ad un terzo atto mozzafiato. Bellissimo il personaggio di Cillian Murphy, ma Millicent Simmonds rimane il vero motore del film. Omaggi al cinema horror dei maestri (Romero su tutti) e tanta tanta passione (e rispetto) per il genere. Il cinema mainstream originale che vogliamo vedere.

trash
“manca l’effetto novità”

cult
“la grande capacità registica di Krasinski”

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Luca (2021)

QUELLE ESTATI LI’

Riviera Ligure, anni 50. In una torrida estate, il tritone Luca parte alla scoperta del mondo degli umani. Quelle Estati lì. La Pixar “sbarca” in Italia grazie al regista Enrico Casarosa e ci regala una nuova, splendida avventura. Meno cerebrale e più “diretto” di altri capolavori Pixar (Inside Out, Soul). L’amicizia che unisce tutti, non solo i giocattoli. L’estate della nostra infanzia, quella che non dimenticheremo mai. E poi la Vespa, Gianni Morandi, Edoardo Bennato, la pasta, il mare, la bicicletta, Collodi, Miyazaki. Una Pixar minore? Forse, ma riesce cmq ad emozionare come pochi altri. Eh niente, anche stavolta una lacrimuccia mi è scappata.

trash
“una storia più semplice rispetto ad altri capolavori Pixar”

cult
“l’immancabile Pixar touch”

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Cherry (2021)

GUERRA, CUORE E BANCHE

Storia vera di Nico Walker, militare americano diventato un rapinatore di banche a causa dello stress post-traumatico. Film schizofrenico e sperimentale che riesce perfettamente a rappresentare il “casino mentale” del protagonista. I fratelli Russo, dopo i giganteschi e splendenti film degli Avengers, tornano con un piccolo, cupo e brutale film, a metà strada tra cinema indie e cinema commerciale. Cinema “di forma” (forse troppa) più che “di sostanza”, ma riuscito e coinvolgente (anche se troppo lungo). Il Sogno Americano che sprofonda nell’abisso della mente. Neanche gli Avengers riuscirebbero a salvarlo. Ah, poi c’è Tom Holland. Attore pazzesco.

trash
“una forma che tenda a coprire la sostanza”

cult
“un gigantesco Tom Holland”

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Estraneo a Bordo (2021)

RESPIRARE

Tre astronauti partono per una missione spaziale verso Marte della durata di due anni. Dopo la partenza si accorgono che un estraneo è salito a bordo con loro. Respirare nello spazio oppure morire. Joe Penna (regista di Arctic con Mads Mikkelsen) dirige un dramma sci-fi dove la sopravvivenza significa trovare ossigeno dove ossigeno non esiste. Sacrificarsi o sacrificare qualcun altro? Ritmi blandi e regia piatta. Manca la componente thriller (alla Gravity per intenderci) che poteva dare una spinta all’operazione. Nella seconda parte si impantana in troppe pippe esistenziali. Cmq riesce a creare un discreto coinvolgimento con i 4 protagonisti. Niente di memorabile.

trash
“ritmi troppo dilatati e una regia troppo piatta”

cult
“protagonisti coinvolgenti”

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Non Mi Uccidere (2021)

ADOLESCENTI CANNIBALI: ISTRUZIONI PER L’USO

Mirta, una ragazza morta di overdose, si risveglia trasformata in un mostro affamato di carne umana. Ah, l’adolescenza! Andrea De Sica porta sul grande-piccolo schermo il romanzo di Chiara Palazzolo. Teen horror alla Twilight ma più horror. Molto più horror. Storia d’amore tossica e casini adolescenziali si fondono con atmosfere dark, sangue, sporcizia e una buona confezione. Perché l’adolescenza è un casino, ma se sei un mostro cannibale è anche peggio. Forse manca un po’ di originalità e un giusto ritmo alla vicenda, ma nel suo piccolo funziona e c’è una buona dose di cattiveria che non guasta mai. Brava Alice Pagani. A questo punto aspettiamo il sequel.

trash
“il sapore del già visto”

cult
“buone scene horror e una buona dose di cattiveria”

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On The Rocks (2020)

LOST IN NEW YORK

Una scrittrice chiede aiuto a suo padre, vecchio playboy, per scoprire la presunta relazione extraconiugale del marito. New York come Tokyo. Dopo “Lost in Traslation”, la Coppola ritrova Bill Murray in questa commedia carina e leggera. Rashida Jones persa in una New York enorme, caotica e “piatta”. Bill Murray “uomo di mondo” che prova risollevare la figlia. Il dubbio che logora l’anima, ma che deve essere affrontato per ritrovarsi. O per imparare a fischiare. Lontano anni luce dalla poesia d’amore del capolavoro del 2003, ma Sofia Coppola ci regala cmq un piccolissimo film da amare.

trash
“una trama troppo semplice”

cult
“due splendidi protagonisti”

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SAINT MAUD (2019)

AMEN

Maud, una giovane e religiosa infermiera, viene assunta per assistere una ex ballerina malata terminale. L’incontro farà sprofondare la ragazza in un percorso verso la “grazia di Dio”. Quando “santità” fa rima con “sanità” (mentale). La regista Rose Glass ci accompagna in un horror psicologico cupo e angosciante, dove il male è rappresentato dalla fede “estrema” in Dio. Danza macabra di una ragazza sola, segnata dagli errori del suo passato. L’assoluzione arriverà. Questa volta senza Padre Nostro. E senza Amen. Se siete pronti al martirio (mentale), è il film che fa per voi. Straordinaria interpretazione di Morfydd Clark.

trash
“qualche momento al limite del trash (ma sono dettagli)”

cult
“l’occhio inquietante di Rose Glass e una Morfydd Clark da standing ovation”

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Judas and the Black Messiah (2021)

NEL VERDE

Chicago, 1967. Il ladruncolo William O’Neal viene infiltrato dall’FBI all’interno delle Pantere Nere, movimento capitanato dal carismatico leader Fred Hampton. “In verità io vi dico: qualcuno di voi mi tradirà”. Come Giuda tradì Gesù, anche nel gruppo delle Pantere Nere ci sono traditori e Messia. I tumulti dell’epoca per la libertà passano attraverso uomini singoli costretti a prendere delle decisioni che cambieranno per sempre la Storia. Come lo Spike Lee di “BlackKKlansman”, Shaka King rilegge un periodo americano con potenza ed eleganza. Forse non graffia come il film del maestro Lee, ma funziona e appassiona. Daniel Kaluuya e Lakeith Stanfield da applausi.

trash
“il regista Shaka King tende ad appesantire alcune scene”

cult
“Daniel Kaluuya e Lakeith Stanfield magistrali”

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Nuevo Orden (2020)

NEL VERDE

Città del Messico, oggi. Una rivolta della classe povera contro quella ricca si trasformerà in un violento colpo di stato militare. Il verde e il rosso. I militari e il sangue. Come REC 3 di Paco Plaza (ma con la classe medio bassa al posto degli zombi), un matrimonio (di persone ricche) viene interrotto da invasori “verdi”. E questo è solo l’inizio di un incubo agghiacciante e senza speranza. Michel Franco ci racconta, attraverso la fantapolitica, la realtà di oggi, fatta di rivoluzioni, violenze, soldi e stupri. Un mondo che collassa su stesso provocando il caos della società. Un mondo dove non ci sono più distinzioni. Benvenuti nel presente, scappare è inutile. Bellissimo, ma è più terrificante di un film horror.

trash
“il presente”

cult
“il verde”

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Tre Identici Sconosciuti (2018)

SOTTO IL SEGNO DEI GEMELLI

Tre gemelli, separati dalla nascita, si incontrano casualmente dopo anni. Tutto il mondo parla di loro, ma le loro vite nascondono dei segreti. Incredibile documentario che racconta un’incredibile storia vera. Tre ragazzi identici, catapultati nei ruggenti anni 80, diventano un caso mediatico senza precedenti, ma non è tutto oro quel che luccica. Evitate di leggere qualsiasi cosa su questo strano caso e lasciatevi trascinare da un documentario mozzafiato, emozionante, inquietante e “assurdo”. Ai limiti della fantascienza, ma senza fanta. Non dico altro.

trash
“assente”

cult
“una storia (vera) incredibile”

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Alleluia (2014)

AMENS NEMO MAGIS QUAM MALE SANUS AMANS

Gloria e Michel si amano. Il loro rapporto, morboso, malato e psicopatico, si trasformerà in un incubo sanguinoso e allucinante. Horror d’amore e di morte. Fabrice De Welz (regista di “Calvaire”) torna a raccontare la miseria umana attraverso un’insolita e squallida love story. La perversione del sesso, l’ossessione, la pietà (nostra, non dei protagonisti), la religione, la follia, il viaggio all’inferno senza ritorno. Due protagonisti memorabili (Lola Dueñas e Laurent Lucas, incredibili), capaci di trasmettere tutta la poesia malsana di questo filmone incredibile. Da non perdere.

trash
“l’esperienza può essere piuttosto traumatica”

cult
“due attori fenomenali e una messa in scena malata e allucinante”

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True Story (2015)

L’OCEANO NEGLI OCCHI

Michael Finkel è un giornalista del New York Times, convinto che la verità a volte debba essere sacrificata per un bene più grande. Quando la carriera di Michael sembra seriamente compromessa, uno dei maggiori ricercati dell’FBI viene arrestato e dichiara di chiamarsi Michael Finkel. La curiosità di Michael lo porta ad incontrare l’uomo con uno scopo ben preciso, ma si ritroverà di fronte una personalità che lo spiazza e lo porta a riconsiderare tutta la vicenda in cui è coinvolto. Un thriller “calmo”, con tempi a volte lunghi, che però evidenzia la forte empatia che si sviluppa tra due uomini in apparenza molto diversi tra loro, entrambi con un piano ben definito nella loro mente. Interessante !

trash
“un James Franco troppo “lento” che non spaventa”

cult
“un bravo Jonah Hill (non tra le sue migliori interpretazioni) ed una profonda (come l’oceano) Felicity Jones”

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1BR (2019)

IL PARADISO DEL DIAVOLO

Sarah è una giovane ragazza che trova l’appartamento dei sogni all’interno di un pacifico condominio. Ma i vicini iniziano ad avere uno “strano” atteggiamento. Per fortuna non abito in un condominio. Horror-thriller niente male che indaga sulla (im)perfezione dell’essere umano e sui modi (discutibili) per raggiungerla. Meglio non dire altro per evitare spoiler. Il condominio come metafora di un mondo ideale. Forse troppo ideale (avete presente J.G. Ballard ?). Echi del cinema di Jordan Peele e Ari Aster per un debutto da non perdere, intelligente e inquietante. Ripeto, felicissimo di non abitare in un condominio.

trash
“avete mai abitato in un condominio ?”

cult
“una bella e intelligente discesa in paradiso”

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Lucy in the Sky (2019)

ODISSEA NELLO SPAZIO DELLA MENTE

Storia ispirata alla vicenda di Lisa Nowak, astronauta statunitense che nel 2007 fu responsabile dell’aggressione di una sua collega rivale in amore. Natalie Portman nello Spazio Infinito (della mente) e oltre. Noah Hawley (creatore di serie tv cult come Fargo e Legion) “intrappola” la protagonista nello schermo e analizza la sua psiche con una regia virtuosa e mai banale. Vabbè, forse la tira un po’ troppo per le lunghe, il ritmo a volte è altalenante e il finale è così così, ma come film sperimentale funziona benissimo. L’immensità del Cosmo e la claustrofobica vita sulla Terra. Perché quando vedi l’Universo, niente è più come prima. Affascinante. P.S. : in America il film è stato demolito dalla critica. Troppo cerebrale per gli americani.

trash
“un ritmo altalenante”

cult
“una regia sperimentale e una Natalie Portman sempre in parte”

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Burraco Fatale (2020)

BRISCOLA LETALE

4 amiche decidono di iscriversi ad un campionato di burraco dove troveranno l’amore. La “commedia al femminile” al suo peggio. Filmetto talmente inutile, esile e innocuo che in confronto le fiction Rai interpretate da Beppe Fiorello sono a livello de Il Trono di Spade. E pensare che le premesse potevano essere anche interessanti (buon cast femminile e una storia che le valorizza), ma una regia bècera e una sceneggiatura scritta su un post-it giallo rendono questo film un vero disastro. Più che Burraco Fatale, Burraco Letale. Per noi spettatori. Meglio non dire altro.

trash
“tutto il film, dalla A alla Z”

cult
“le fiction Rai e Mediaset”

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I Care a Lot (2021)

BELLA STRONZA

Marla Grayson è senza scrupoli. Si affida a medici corrotti per ottenere la tutela legale di poveri anziani e appropriarsi dei loro beni. Fino a quando… bella sorpresa di Prime Video. Black comedy a tinte thriller, perfida, cattivissima e sorprendente. La carriera, il successo, i soldi in cambio di vecchie vite umane. Il “vero” sogno americano (e non solo quello americano) si nasconde dietro a squali travestiti da bellissime e determinate donne in carriera, disposte a tutto per raggiungere i loro obiettivi. Ritmo giusto, finale giusto e Rosamunde Pike perfetta, ma anche Peter Dinklage e la grande Diane West non scherzano. Da vedere.

trash
“il vero Sogno Americano”

cult
“una Rosemunde Pike spaziale”

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Red Dot (2021)

IL BIANCO E IL ROSSO

Una giovane coppia viene braccata da un misterioso killer nel bel mezzo della Svezia innevata e disabitata. Discreto thriller svedese che applica il giochino del cecchino invisibile provando ad indagare il lato oscuro dell’essere umano. Sinceramente, la prima parte è un po’ troppo “già vista”, poi arriva un colpo di scena e il regista rimescola le carte. Il bianco (della neve) e il rosso (del sangue e del mirino laser) si mescolano fino ad un finale nerissimo e cattivissimo. Per carità, niente di nuovo sotto il sole (o sotto il ghiaccio), ma la tensione c’è, gli attori pure e la durata della pellicola è giustissima. Si lascia guardare.

trash
“il già visto è sempre dietro l’angolo”

cult
“un finale cattivissimo”

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Notizie dal Mondo (2021)

VENTO DI NEWS

Stati Uniti, 1870. Un ex capitano dell’esercito confederato che si guadagna da vivere leggendo le notizie dal mondo agli analfabeti, inizierà un viaggio per riportare a casa una bambina indigena. Western classico firmato Paul Greengrass, che ritrova Tom Hanks dopo il bellissimo “Captain Phillips”. Tempi dilatati, paesaggi splendidi e tanta Hollywood del passato (negli anni 90, Kevin Costner sarebbe stato perfetto). Un Greengrass meno ipercinetico e più “rilassato” porta sullo schermo l’incontro tra due mondi, uniti dalle “news” che il mondo (uno solo) ci offre ogni giorno. Comunicazione e contemplazione. Buon film.

trash
“i tempi dilatati forse possono un po’ annoiare

cult
“un sempre bravo Tom Hanks e un Paul Greengrass panoramico”

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Lei Mi Parla Ancora (2021)

NELLA BASSA

In un piccolo paesino della Bassa padana, un vecchio farmacista e un giovane scrittore si incontrano per scrivere un libro di memorie. Amore e (non)morte secondo Pupi Avati, che porta sullo schermo il romanzo autobiografico di Giuseppe Sgarbi (papà di Vittorio). Amore eterno oltre la vita, fatto di fantasmi del passato, fantasmi del presente, poesie, musica, nebbia e neve. E poi c’è il fiume Po’, luogo di anime pure. Qualche ingenuità c’è, ma Avati ci racconta, in modo sincero e delicato, l’amore (anche questo eterno) per la sua terra. Attori “giusti” (sempre bravo Gifuni, completamente inutile Serena Grandi), ma Renato Pozzetto è da applausi !

trash
“alcuni momenti ingenui e una Serena Grandi fuori parte”

cult
“un Renato Pozzetto incredibile”

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Malcom & Marie (2021)

EUPHORIA D’AMORE

Malcolm e Marie (regista lui, attrice lei) tornano a casa dopo aver vinto un premio per il loro film. La coppia inizierà a discutere e ad analizzare la loro storia. Dell’amore e di altri Demoni. Sam Levinson (creatore visionario della serie Euphoria), ci racconta il gioco al massacro di due persone al capolinea, tra urla, musica e ancora urla. Bello, ma forse qualcosina di più me lo aspettavo. Zendaya e Washington meravigliosi, fotografia splendida (un po’ fighina però) e alcuni dialoghi acuti. Manca però una spina dorsale robusta che giustifichi l’operazione. Ma forse il senso dell’amore è proprio questo e allora va bene così. Cinema/teatro un po’ paraculo e furbino, ma affascinante. E alla fine vorresti vivere la loro storia d’amore. Demoni compresi.

trash
“elegante, ma un po’ vuoto”

cult
“la bellissima e bravissima coppia formata da Zendaya e John David Washington”

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Anna (2020)

NIKITA, ANNA E LE ALTRE

Luc Besson e le donne. Dopo Nikita, Angela, Leeloo, Lucy e Giovanna D’Arco, arriva Anna. Una bellissima ragazza viene arruolata nel KGB per diventare una macchina da guerra. Besson rifà Nikita dopo 30 anni, ma la sua Anna non è Nikita, o almeno ci prova (in qualche modo). Cmq Besson si diverte tanto e noi ci divertiamo con lui. Fracassone? Si. Caciarone? Si. Esagerato? Ovvio. Ma che spasso ragazzi. Tutto volutamente sopra le righe, ma la passione del regista francese per le storie d’azione si vede e si respira ad ogni scena. Anche la protagonista Sasha Luss fa la sua figura in veste di glaciale Atomica Bionda. Poi manca originalità, novità e tutto quello che volete, ma lo spettacolo c’è e non annoia. Certo, Nikita e Leon erano tutta un’altra cosa (che belli gli anni 90), ma per chi ha bisogno di storie staccaspina raccontate con classe e divertimento, “Anna” è il vostro film. E allora buon film anni 90 a tutti.

trash
“in confronto a Nikita e Leon, ciaone proprio”

cult
“il bambinone Luc Besson e la sua giostra”

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I Predatori (2020)

LA FAUNA

Tragicomica lotta di classe tra due famiglie romane sull’orlo della deflagrazione. Prede e predatori secondo Pietro Castellitto (qui al suo debutto dietro la macchina da presa). Alta Borghesia e borgatari. Medici e armaioli. Genitori egoisti e figli “pericolosi”. Il circo umano all’ennesima potenza dove tutto è solo apparenza e dove in realtà siamo tutti predatori. Se con Favolacce, i fratelli D’Innocenzo ci avevano raccontato la borghesia attraverso la fiaba dark, Castellitto utilizza la dark comedy surreale e grottesca come specchio impietoso della nostra società. E credetemi quando dico che I Predatori è un grande, grande, grande film da non perdere assolutamente.

trash
“noi allo specchio”

cult
“l’occhio surreale e tremendamente attuale di una giovane promessa del cinema italiano”

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Wonder Woman 1984 (2021)

TROOOPPOOO GIUSTOOO

Nuova avventura per l’amazzone Wonder Woman che, dopo i soldati della Prima Guerra Mondiale, ora dovrà affrontare i terribili paninari degli anni 80. Sequel coloratissimo del primo Wonder Woman (che era meno colorato). Gal Gadot ci crede un tot, ma la sceneggiatura un po’ meno. Film simpatico eh, ma sinceramente troppo infantile. Troppo. Il pennellone Pedro Pascal cmq ruba la scena e Kristen Wiig nei panni di Cheeta sembra uscita dal musical Cats (il film). Ah, c’è anche una pietra dei desideri (sigh). Nient’altro da aggiungere. Tutto dimenticabile. E poi non so, a me è venuto in mente Enzo Braschi nei panni del paninaro in Drive In. TROOOPPOOO GIUSTOOO. P.S. : orripilante il cameo finale !!!

trash
“Kristen Wiig in versione Cats”

cult
“Gal Gadot ed Enzo Braschi”

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Mai Raramente a volte Sempre (2020)

LE URLA SILENZIOSE DELLA VITA

Autumn, una ragazza di 17 anni che vive in un piccolo paesino di campagna, intraprende un viaggio insieme alla cugina Skylar verso New York per abortire. Come “Lost in Translation” della Coppola, la regista Eliza Hittman ci racconta di due anime smarrite in una grande città. Anime con una valigia (simbolo del loro fardello) che intraprendono un viaggio nel caos per ritrovare una pace fisica e interiore. Un viaggio intenso e doloroso, come lo straziante colloquio tra Autumn e la psicologa. Un dialogo che nasconde, forse, una terribile verità. Urla del silenzio. Bellissimo.

trash
“forse non per tutti i gusti”

cult
“due attrici indimenticabili e una scena (il colloquio con lo psicologo) che lascerà il segno”

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Fatman (2020)

BABBO LETALE

Babbo Natale, disilluso e ubriacone, ora si chiama Chris e consegna i doni per il governo americano. Un viziato ragazzino ricco, deluso dal suo regalo natalizio, invia un sicario per farlo fuori. Ah, dimenticavo. Babbo Natale è Mel Gibson. Confuso thriller/fantasy/comedy che non riesce mai a trovare una strada da percorrere. Un po’ satira commerciale, un po’ film natalizio politicamente scorretto, un po’ commedia, un po’ action movie vietato ai minori. Il tutto amalgamato senza sale, senza grinta e con una cattiveria non così cattiva. Mel Gibson barbuto poi, che dovrebbe essere il vero motore del progetto, non aiuta. L’unica cosa decente è Walton Goggins, killer maniaco della precisione. Si arriva a fine film con la domanda: “e quindi?”. Domanda che non trova risposta. Inutile.

trash
“iniziate dal minuto 1 e proseguite fino alla fine”

cult
“il Babbo Natale badass interpretato da Mel Gibson poteva essere un cult assoluto… poteva”

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Waves – Le Onde della Vita (2020)

MARE IN TEMPESTA

Cronaca di una famiglia afroamericana costretta ad affrontare i dolorosi imprevisti della vita. Meravigliosa esperienza cinematografica e sensoriale raccontata con impressionante capacità tecnica. Vortice luminoso, colorato e frastornante con imprevisti cambi di prospettiva e di “formato”. Il regista Trey Edward Shults ci traghetta in mezzo al mare in burrasca, sballottati dalle onde della vita e del cinema. Quello vero, potente e indimenticabile. Ecco perché WAVES è uno dei film più belli dello scorso anno. Forse un po’ lungo (soprattutto nella seconda parte), forse un po’ ridondante, forse un po’ “furbo”, ma cavoli che film!! Correre a vederlo e lasciatevi travolgere. Quasi capolavoro !

trash
“il fatto che sia stato praticamente ignorato agli Oscar”

cult
“Waves”

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Ava (2020)

AVA COME LAVA

Ava, un sicario dei servizi segreti con un passato da alcolista, sarà costretta tornare a casa per proteggere la sua famiglia. Spy-thriller al femminile talmente inutile e superficiale che finirà presto nel grande sacco chiamato dimenticatoio. Jessica Chastain prova a diventare la nuova John Wick, ma la sua Ava non ha né la forza, né il carisma giusto per spiccare. Tutto già visto e rivisto. Trama banalotta, scene action poco convincenti e cast ultra sprecato. Vince il premio “peggior villain di sempre” Colin Farrell. Il resto è da film da cassetta. Se fossimo nel 2001, forse qualcosa… Ah dimenticavo, nel cast c’è pure Geena Davis. Ti vogliamo bene comunque Thelma.

trash
“trama vecchia come il cucco e alcuni personaggi imbarazzanti”

cult
“una comunque brava (e bella) Jessica Chastain”

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One Night in Miami (2020)

FANTASTIC 4

25 febbraio 1964. Malcolm X, Cassius Clay, Sam Cooke e Jim Brown si incontrano una stanza di un motel per discutere sulla situazione afroamericana del momento. 4 leggende diventano “umane” e cambiano il mondo. Per sempre. Film di stampo teatrale portato sul grande schermo da Regina King, qui al suo debutto in un lungometraggio. Tanta anima e tanti dialoghi, ma riesce comunque a catturare grazie a 4 attori splendidi e una messa in scena semplice, ma efficace. Qualche lungaggine di troppo (soprattutto nella prima parte), ma lo spettacolo funziona. Il film giusto nel momento giusto. I Fantastici 4. Forse il mondo ha ancora bisogno di eroi.

trash
“qualche rallentamento nella prima parte”

cult
“4 attori fenomenali”

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L’Ultima Ora (2018)

AUGURI PROFESSORE

Un professore si getta dalla finestra sotto gli occhi dei suoi alunni dotati di una intelligenza precoce. Il supplente scoprirà uno strano legame tra i ragazzi e l’accaduto. Ragazzi speciali. Forse troppo speciali. Un prof cerca di interpretare i comportamenti di una generazione apparentemente perfetta. Talmente perfetta da essere inquietante. Forse è solo una generazione che ha capito tutto. E gli adulti stanno a guardare. O meglio, a subire. Paranoico, morboso, a tratti snervante. Terribilmente attuale. Da vedere !

trash
“una certa lentezza nel racconto”

cult
“una grande atmosfera paranoica”

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Victoria (2016)

VICTORIA VA IN CITTA’

Berlino. Victoria, una giovane spagnola, incontra un gruppo di ragazzi berlinesi nel cuore della notte. L’incontro si trasformerà in un imprevedibile viaggio senza ritorno. Una sola ripresa, reale e ininterrotta, attraverso la notte. Il regista Sebastian Schipper ci incanta in un vorticoso film in tempo reale, mozzafiato, intenso e bellissimo. La lunga notte di Victoria (bellissima e bravissima Laia Costa) attraverso una Berlino deserta e addormentata, diventa una sfida estrema alla vita (e al cinema stesso), cercando una rivincita alle occasioni perse del passato. E arrivi alla fine di questa giostra impazzita consapevole che Victoria è esattamente il nostro specchio. Magistrale.

trash
“tutti gli altri film con falsi piano sequenza”

cult
“la vorticosa regia di Sebastian Schipper e la bellezza (e bravura) di Laia Costa”

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Lupin (2021)

TUTTI SANNO CHE SI CHIAMA …

Assane Diop, seguendo le orme del personaggio di Arsenio Lupin, è alla ricerca della collana della regina per dimostrare l’innocenza di suo padre. Spumeggiante rivisitazione del famoso ladro gentiluomo creato dalla penna di Maurice LeBlanc. Cercando una nuova interpretazione (e, per fortuna, distaccandosi dal famoso manga di Monkey Punch), Lupin riesce a mantenere un ottimo ritmo e una presa sulla storia. Forse gli manca qualcosa (non ho ancora capito cosa) per empatizzare completamente con il protagonista (un carismatico e perfetto Omar Sy). Forse una strana sensazione di déjà vu o forse è ancora troppo presto e nella seconda stagione arriverà una svolta. Chissà, ma ad ogni modo abbiamo davanti un lavoro  davvero divertente e ben riuscito !!!

trash
“una strana sensazione di qualcosa di già visto”

cult
“Omar Sy”

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Il Regno (2020)

C’ERA NA VOLTA SULLA SALARIA

Un autista di corriere eredita un piccolo villaggio medievale nascosto sulla Salaria. Commedia surreale e coraggiosa diretta dall’esordiente Francesco Fanuele. Con lontani rimandi alla comicità di Monicelli/Age/Scarpelli, il giovane regista crea un piccolo ma simpatico film che prova anche a diventare una feroce critica sul nostro paese. La critica forse non è così “pungente” (e il film è un tantinello lungo), ma Il Regno sa farsi amare anche grazie alla splendida coppia Stefano Fresi/Max Tortora, veri mattatori del film. Intelligente e riuscito. Da vedere !

trash
“forse un po’ troppo lungo”

cult
“la coppia Fresi – Tortora”

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Swallow (2019)

GAVISCON

Hunter, una giovane ragazza sposata con uomo ricco, scopre di soffrire di picacismo. La sua vita si trasformerà in una lenta discesa nell’abisso. Inquietante thriller psicologico con spruzzate di body-horror firmato dall’esordiente Carlo Mirabella-Davis. Grande eleganza formale e intelligente metafora sulle conseguenze dei traumi del passato (e dei traumi del presente). Tra Yorgos Lanthimos, David Cronenberg, Darren Aronofsky e Nicolas Winding Refn. Non perfetto, ma si finisce per rimanere coinvolti e affascinati da una storia malata e dolorosa. Haley Bennett straordinaria. Qualcuno le dia un Oscar.

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“un cast di contorno un po’ sacrificato”

cult
“una Haley Bennett straordinaria”

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Weekend (2020)

IL PASSATO RIEMERGE DAL FREDDO

Non volevo essere banale ed iniziare questo articolo intitolandolo Weekend (con o senza il morto), perché qui non si ride, ma si riflette sulla leggerezza e sulle fragilità, mettendo in discussione cosa sia realmente l’amicizia. Dopo quella che potrebbe sembrare la classica notte da leoni, quattro amici si risvegliano in un rifugio di montagna durante una tormenta di neve. Il gruppo è stato sequestrato oppure c’è dell’altro ? Siamo sicuri che questa sia la prima volta in cui mettono piede in quel rifugio ? Weekend è un thriller da guardare tutto d’un fiato, magari davanti ad un camino acceso, perchè l’atmosfera è davvero azzeccata. Una buona prova per Grandi, che ci riporta in una baita alla The Hateful Eight dove la violenza non si vede ma si “sente”.

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“il cast femminile non ci da la prova che avremmo voluto”

cult
“i paesaggi innevati e suggestivi dei Boschi della Sila”

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Sanpa (2020)

A SANPA C’E’ SEMPRE IL SOLE

Ascesa, fama, declino e caduta di Vincenzo Muccioli, fondatore della comunità di San Patrignano e controverso personaggio mediatico. La prima docu-serie italiana di Netflix centra il bersaglio. Analizzando uno dei personaggi più carismatici (ed enigmatici) degli anni 70/80, la regista Cosima Spender ci racconta, attraverso interviste e filmati d’epoca, un uomo dai metodi forse discutibili, ma che ha cambiato in qualche modo la storia del nostro paese. La politica, la tv, l’esoterismo, i Moratti, e poi catene, botte, omicidio, tradimenti. Una storia vera dalle tante verità, intrigante come un thriller e appassionante come solo le storie vere sanno fare. 5 episodi da guardare con il fiato sospeso.

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“le catene della droga”

cult
“Muccioli”

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Soul (2020)

IL SENSO DELLA VITA

Joe, uno squattrinato pianista jazz, muore all’improvviso prima della grande occasione della sua vita. La sua anima farà di tutto per tornare nel suo corpo. Il senso della vita secondo la Pixar. Vivere per uno scopo oppure vivere e basta? Forse è meglio fermarsi e riflettere, o forse è meglio fermarsi e basta? Tra Inside Out e Coco, ma molto più complesso e cerebrale. Si ascolta tanto jazz, ci sono gatti simpatici, hippy su galeoni, personaggi incredibilmente reali, Jerry e Terry. La solita magia Pixar, lontana anni luce dai freddi colossi pseudo live-action Disney (Il Re Leone, etc..). Si arriva a fine film e sei costretto a pensare alla tua vita, inevitabilmente. Quindi fai un bel respiro, asciugati gli occhi e riparti. Capolavoro !!!

trash
“qualsiasi altro live action Disney”

cult
“Soul”

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We can be heroes (2020)

SOLO SU CARTOONITO

Una flotta aliena invade la Terra e rapisce tutti i supereroi. I loro figli saranno costretti ad unirsi per salvarli. Dopo la saga di “Spy Kids”, Robert Rodriguez torna a sperimentare nel cinema per ragazzi con una parodia dei cinecomics. Coloratissimo, plasticoso, semplice, cartoonesco. Simpatico eh, ma la struttura volutamente infantile risulta troppo pesante per resistere più di un’ora e mezza. A fine film, la voglia di spaccare la testa ad uno di quei mocciosi (tutti antipatici) è molto forte. E sinceramente preferisco il Rodriguez “per adulti” di PLANET TERROR e MACHETE. Cmq per un pomeriggio in famiglia… Fate voi !

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“l’effetto “cartoonito” e una storia troppo infantile”

cult
“Planet Terror e Machete”

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The Midnight Sky (2020)

IL SOLE A MEZZANOTTE

Terra, anno 2049. Dopo una misteriosa apocalisse, un uomo isolato da tutto cercherà in tutti i modi di contattare l’astronave Aether, di ritorno da una missione su un altro pianeta. Fantascienza esistenziale diretta e interpretata da George Clooney. Un po’ GRAVITY di Alfonso Cuaron, un po’ INTERSTELLAR di Christopher Nolan, un po’ SUNSHINE di Danny Boyle. Clooney mescola la grande sci-fi d’autore, ma non riesce a creare un’opera memorabile e con la giusta potenza. Non un brutto film, ma Clooney funziona meglio come attore che come regista. Persino nelle scene “action”, il film non ha mordente. Stendiamo un velo pietoso sul colpo di scena finale (telefonatissimo). E pensare che nel 2049, Denis Villeneuve ha ambientato il suo Blade Runner. Quello sì che è un capolavoro.

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“il George Clooney regista”

cult
“il George Clooney barbuto”

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Ma Rainey’s Black Bottom (2020)

IL DIAVOLO IN BLUES

Chicago 1927. In una sala di registrazione una band si prepara per l’incisione di un disco con la scorbutica cantante blues Ma Rainey. Il teatro arriva su Netflix. Il blues come senso della vita e la vita che dà un senso al blues. Razzismo, religione, sudore, rabbia, dolore. Poi c’è la musica, che forse è l’unica cosa “libera” di questo mondo. Viola Davis straordinaria, Chadwick Boseman incredibile. Sicuramente non facile e non immediato, ma il “teatro cinematografico” prodotto da Netflix arriva e non delude. Potente. Ciao Chadwick, cazzo se eri bravo.

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“la struttura narrativa non è adatta a tutti”

cult
“Chadwick Boseman e Viola Davis straordinari”

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Antebellum (2020)

GET OUT

In una piantagione di cotone confiscato da militari spietati dell’esercito confederato, Eden, una schiava di colore, cercherà un modo per scappare da quella terribile realtà. Ma forse, non tutto è come sembra. Thriller psico-sociale che prova ad affrontare il tema del razzismo con originalità (alla Jordan Peele per intenderci). La volontà di fare qualcosa di diverso c’è (almeno sulla carta), e la coppia di registi Gerard Bush e Christopher Renz ce la mette tutta sul piano visivo, ma una sceneggiatura non molto equilibrata e un ritmo lento rendono l’operazione un mezzo passo falso. Finale frettoloso e gestito in maniera orribile. La protagonista Janelle Monàe fa quello che può all’interno di un cast assolutamente inutile. Aridatece Jordan Peele.

trash
“una sceneggiatura poco approfondita e un cast inutile”

cult
“lo stile visivo di due registi sicuramente da tenere d’occhio”

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La Belva (2020)

IO VI TROVERO’

Un ex capitano delle Forze Speciali con un grave stress post-traumatico inizierà una spietata indagine privata per proteggere la sua famiglia. Ooohhh, ma che bella sorpresa. Il cinema italiano realizza un ottimo e secco action movie in stile americano. Ludovico De Martino è bravo a dirigere un thriller serrato e ben costruito, che ha l’unico punto debole una trama già vista troppe volte. Però c’è energia, azione, cattiveria e la voglia di fare puro cinema di genere. Poi c’è un Fabrizio Gifuni perfetto e straordinario (in versione Joaquin Phoenix in A Beautiful Day). Cosa volete di più? Grazie quindi a Matteo Rovere che con la sua casa di produzione, la Groenlandia Group, prova a riportare il cinema di genere in Italia. Da vedere assolutamente.

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“una trama già vista e rivista”

cult
“un Gifuni spaziale e bestiale”

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L’Incredibile Storia dell’Isola delle Rose

SOCC’MEL

1968. Cronaca della nascita dell’Isola delle Rose, una piattaforma libera e indipendente al largo di Rimini costruita da ragazzi. Sydney Sibilia e Netflix portano sullo schermo questa bizzarra storia vera. Tutto molto romanzato e con qualche caduta di ritmo, ma l’operazione commerciale funziona e il risultato finale risulta molto godibile. Sinceramente ho preferito il Sibilia di “Smetto Quando Voglio” per grinta e per originalità della messa in scena, ma anche qui, il giovane regista dimostra una certa bravura dietro la macchina da presa. Ottimo tutto il cast (bravissimo Elio Germano nella cadenza bolognese), ma a rubare la scena sono Bentivoglio e Zingaretti (il dialogo sul culo con il cardinale è assolutamente geniale). Un applauso quindi anche a Matteo Rovere e alla sua casa di produzione, la Groenlandia Group, che prova a rilanciare un certo tipo di cinema in Italia. Da vedere !!!

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“un sceneggiatura non proprio equilibrata”

cult
“un cast fantastico”

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Mank (2020)

CIGARETTE BURNS

Genesi del capolavoro Quarto Potere dal punto di vista dello sceneggiatore alcolista Herman J. Mankiewicz. Impressionante opera cinematografica firmata David Fincher che realizza una meravigliosa lettera d’amore alla Settima Arte. Con una padronanza tecnica mostruosa, Fincher riflette sulla costruzione di una sceneggiatura e sul modo di raccontarla, omaggiando la Hollywood leggendaria degli anni 30. Ma Mank è anche una splendida lettera d’amore di un figlio al proprio padre (Fincher ha realizzato il film da una vecchia sceneggiatura del padre Jack, scomparso nel 2003). Memorabile interpretazione di Gary Oldman. Forse un ritmo un po’ lento ed una eccessiva lunghezza penalizzano un film che comunque rimane impressionante. Sicuramente sarà uno dei protagonisti dei prossimi Oscar.

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“un’eccessiva lunghezza e un ritmo un po’ lento”

cult
“una padronanza tecnica mostruosa ed un Gary Oldman da Oscar”

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Mosul (2020)

FUOCO NEL DESERTO

L’infernale guerra all’ISIS per liberare la città di Mosul dal punto di vista di una squadra speciale di iracheni. Film interessante e particolare, diretto dallo sceneggiatore esordiente Matthew Michael Carnahan e prodotto dai fratelli Russo. Polvere e sangue. Pallottole e bombe. Niente soldati americani, niente eroi, niente prigionieri. Solo un gruppo di iracheni che combatte per la propria città. Un buon ritmo (la parte centrale ha qualche calo), scene d’azione girate alla grande e un cast di sconosciuti che funziona. E il finale riesce anche a sorprendere e a dare un segno di speranza. Non per tutti, ma può piacere (anche se The Hurt Locker di Kathryn Bigelow era meglio).

trash
“l’inferno della guerra all’ISIS”

cult
“una regia “infuocata” di Matthew Michael Carnahan”

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Onward (2020)

WEEKEND CON IL (FOLLETTO) MORTO

In un mondo alternativo dove la magia è solo un lontano ricordo, due fratelli affronteranno un’avventura per rivedere il padre scomparso. Il fantasy rivisto dalla Pixar. Centuari poliziotto, fatine motorizzate, unicorni randagi e creature mitologiche che gestiscono ristoranti. Puro genio al servizio di una storia fantastica (che strizza l’occhio a “Weekend con il morto”), con due fratelli diversi ma uguali e un padre “a metà” che li unirà per sempre. E come sempre, si finisce estasiati ma con gli occhi lucidi. Magie del cinema. Molti critici l’hanno definito un film “minore” rispetto ai classici Pixar. Avercene di film minori così. Imperdibile !

trash
“assente”

cult
“il meraviglioso genio della Pixar”

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Sound of Metal (2019)

IL RUMORE DEL SILENZIO

Un batterista hard rock inizia un lento e inesorabile percorso verso la sordità. Suono, musica, rumore, silenzio. Il regista esordiente Darius Marder ci accompagna in un percorso sensoriale emozionante e angosciante. Un viaggio all’interno di noi stessi e del “silenzio” per trovare la giusta frequenza tra mente e cuore. Meravigliosa e intensa prova attoriale di Riz Ahmed. Bellissimo !!!

trash
“assente”

cult
“un Riz Ahmed da Oscar”

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The Call (2020)

IL CLIENTE DA LEI CHIAMATO…

Un telefono cordless mette in contatto due ragazze di due diverse epoche. Il curioso evento si trasformerà in un incubo. Sorprendente thriller/horror diretto dal regista esordiente Lee Chung-Hyun che trovate sulla piattaforma Netflix. Giocando perfettamente tra passato e presente grazie ad una sceneggiatura di ferro e ad un ritmo indiavolato, Lee Chung-Hyun ridà forza al genere “viaggi nel tempo”, costruendo un ottovolante vorticoso e allucinante, tanto complesso quanto mozzafiato. Forse qualche difettuccio c’è (l’eccesso di CGI) e la voglia di stupire è smisurata, ma se amate i film “camaleonti”, The Call entra di diritto nella Top List del 2020. Meravigliose le due protagoniste Park Shin-hye e Jeon Jong-seo. Bomba.

trash
“una GCI in alcuni momenti troppo eccessiva”

cult
“due meravigliose interpreti e un regista da tenere d’occhio”

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The Gentlemen (2019)

RITCHIE’N ROLLA

Lo spacciatore americano Mickey Pearson, imperatore della marijuana a Londra, si ritrova coinvolto in un complotto per impadronirsi del suo patrimonio. Guy Ritchie torna a fare Guy Ritchie. Dopo un grande successo (Sherlock Holmes), alcuni flop commerciali (Operazione UNCLE e King Arthur) e un successone diretto col pilota automatico (il live action di Aladdin), Ritchie ritrova il gangster movie frizzante che lo ha lanciato nel mondo del cinema. Quindi ritroviamo umorismo, battute, ritmo, alcol e pistole. Tutto procede spedito e senza grossi difetti. Ci si diverte con classe, eleganza e un cast splendido (Matthew McConaughey una spanna sopra tutti). Da vedere, perché quando Ritchie è in forma, è una vera goduria.

trash
“forse la trama è un tantinello complicata”

cult
“la regia di Guy Ritchie e un Matthew McConaughey very cool”

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The Prom (2020)

PRO PRO PROM

Quattro attori di musical sul viale del tramonto decidono di aiutare una ragazza gay per tornare ad avere successo sul palcoscenico. Musical pop-pastello firmato Ryan Murphy. Diritti civili e canzoni orecchiabili. Grande cast e grande ritmo. Tutto perfetto quindi? Beh no. Al di là della confezione curata (troppo High School Musical però), manca originalità, cuore e anima. Lo spettacolo diverte e coinvolge (Meryl Streep è da applausi, Nicole Kidman perfetta, James Corden fuori parte), ma Murphy funziona meglio nelle serie tv. Spettacolo godibile, ma assolutamente dimenticabile.

trash
“uno spettacolo colorato ma assolutamente vuoto”

cult
“la solita, immensa, Meryl Streep”

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Tigers are not afraid (2017)

LA TIGRE E LA MORTE

In un Messico devastato dalla guerra tra narcotrafficanti, la piccola Estrella dovrà unirsi ad un gruppo di ragazzini per sopravvivere a pericoli reali e paranormali. Cruda favola dark firmata Issa Lopez che ha diversi punti in comune con “Il Labirinto del Fauno” di Guillermo Del Toro. Un racconto di formazione in un Messico quasi post-apocalittico, dove i fantasmi sono meno spaventosi degli adulti e dove la vita è più complicata della morte. Tigri senza paura, bambini senza famiglia, cadaveri senza pace. Struggente, reale, poetico. Sulla strada del cult !

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“la regia di Issa López ci mette un po’ ad ingranare”

cult
“un giovane cast fenomenale”

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Elegia Americana (2020)

FIORI D’ACCIAIO

Storia di una (a)normale famiglia americana nella america del profondo Ohio. Ron Howard porta sullo schermo il romanzo autobiografico di J.D. Vance, prodotto da Netflix. Mamme e figli. Nonne e nipoti. Poi c’è la vita che si mette sempre in mezzo e complica le cose. L’importante è (ri)alzarsi e (ri)partire. Poi c’è il Sogno Americano che in realtà non c’è. O forse si. Film un po’ troppo lungo e la regia classica di Howard non brilla per originalità, ma Glenn Close e Amy Adams sono bravissime e tengono in piedi la baracca. Bello, ma non bellissimo. In teoria doveva essere la proposta di Netflix agli Oscar 2021. Forse 20 anni fa sì. In qualche modo mi ha ricordato Fiori d’acciaio con Julia Roberts. Make America Great Again.

trash
“un Ron Howard poco ispirato”

cult
“Amy Adams e Glenn Close”

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Il Talento del Calabrone (2020)

LO ZOO DI 105

Le premesse erano buone. Un thriller tutto italiano, tutto in una notte. Uno psicopatico (Sergio Castellitto) minaccia di farsi esplodere in centro a Milano in diretta a Radio 105. Un Dj e una poliziotta cercheranno di fermarlo. Le premesse erano buone. Molto buone. Ma qualcosa non ha funzionato. Il regista Giacomo Cimini prova a fare il Joel Schumacher della situazione: location ridotte al minimo, narrazione in tempo reale e ritmo incalzante. Il vero problema de Il Talento del Calabrone è che Cimini si dimentica spesso del “senso del cinema di genere” e il ritmo incalzante diventa in realtà un ritmo altalenante e a volte poco ispirato. C’è sicuramente la voglia di creare un prodotto visivamente internazionale, e in questo centra l’obiettivo, ma devi costruire una sceneggiatura di ferro per costruire (scusate il gioco di parole) una narrazione perfetta e veramente mozzafiato. Altro punto a sfavore sono i protagonisti. Se Castellitto è bravissimo (quando non lo è) nel ruolo del Calabrone, Lorenzo Richelmy fatica a risultare convincente (ma forse è più un problema di scrittura del personaggio). Ma il punto debole è Anna Foglietta. Completamente fuori parte, vestita come Milla Jovovich in Resident Evil e assolutamente senza senso. Quasi una ridicola parodia delle eroine americane, ma fuori contesto. Detto questo, il film di Cimini ha anche dei buoni momenti come per esempio il finale, che riesce in qualche modo a risollevare un’opera piacevole ma riuscita a metà. Peccato, poteva essere un vero gioiello.

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“Anna Foglietta in modalità Milla Jovovich”

cult
“un bravissimo Sergio Castellitto”

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The Chaser (2008)

MEMORIE DI UN ASSASSINO

Che i coreani fossero bravi a fare film lo sapevamo già, però riesco sempre a sorprendermi quando vedo un film coreano bellissimo. E’ il caso di The Chaser, film del 2008 (arrivato in Italia con un ritardo mostruoso come al solito), scritto e diretto da Na Hong-Jin (esatto, quello del meraviglioso The Wailing). La storia, basata su fatti realmente accaduti, racconta di un ex poliziotto, diventato un “protettore” di prostitute, che dà la caccia ad un serial killer, sospettato di aver rapito una ragazza. La caccia si trasformerà in un gioco psicologico snervante. Cosa volete che vi dica ? E’ un capolavoro. Sullo stile di “Memorie di un assassino” di Bong Joon-ho, The Chaser è un thriller/noir stratificato e complesso, dove il male si manifesta in tutte le sue forme. Martelli micidiali in stile Old Boy, corse indiavolate tra vicoli, violenza brutale, ritmo ipnotico, e un finale talmente bello, cupo e poetico che da solo vale il prezzo del biglietto. Vademecum per la costruzione di un thriller. Da non perdere assolutamente su Prime Video. Tutto il resto è fumo.

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“tutto il resto”

cult
“la straordinaria costruzione, regista e il finale sublime”

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His House (2020)

STRANIERI IN TERRA STRANIERA

JNegli ultimi anni, i migliori horror usciti nelle sale sono stati diretti da giovani registi esordienti. Jordan Peele, Ari Aster, Robert Eggers. A questa lista potete aggiungere anche Remi Weekes. Il suo His House, presentato al Sundance Film Festival e distribuito da Netflix, è uno di quei film che lasciano il segno. Ci sono due rifugiati sudanesi, marito e moglie, in fuga dalla guerra civile e sbarcati in Inghilterra. Il governo inglese gli procura una casa in periferia. Ma quella casa sembra infestata da fantasmi. Immigrazione + casa infestata. Avete capito bene. Weekes inserisce un tema attualissimo nel genere horror, trovando un perfetto equilibrio tra dramma sociale e ghost story. Il calvario di due persone costrette a scappare da un inferno (la guerra civile) per ritrovarsi in un altro inferno, forse peggiore. Meravigliosi i due protagonisti, Sope Dirisu e Wunmi Mosaku, capaci di impreziosire una pellicola spaventosa, intensa, emozionante, commovente. Si è accesa una nuova stella nel panorama horror internazionale.

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“assente”

cult
“il trio composto dal regista Remi Weekes e dai protagonisti Sope Dirisu e Wunmi Mosaku”

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Il Giorno Sbagliato (2020)

GLADIATORI SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI IN TANGENZIALE

C’è una giovane madre separata (e pure sfigata) che, in un momento di scazzo totale, suona il clacson ad un automobilista distratto. Il problema è che l’automobilista distratto è Russell Crowe, ed è pure psicopatico (e obeso). Possiamo riassumere così la trama de Il Giorno Sbagliato, thriller diretto dallo sconosciuto Derrick Borte. Visto che il film alla fine non è niente di memorabile, per facilitare le cose possiamo tranquillamente trasformare questa rece in una lista di cose buone e cose cattive che troverete guardando il film.

COSE BUONE
– Russell Crowe incazzatissimo e sudatissimo mena tutti, comprese donne e bambini. Ci piace !!!
– La tensione è costante e il ritmo è sempre alto.
– Caren Pistorius. Carina ed efficace.

COSE CATTIVE
– La trama è al limite della fantascienza.
– I poliziotti sono dei beoti che manco nel film “Scuola di Polizia”.
– Russell Crowe è più immortale di Thanos (con tanto di ascelle sanguinanti).
– La regia di Derrick Borte è talmente piatta che sembra diretto da Neri Parenti.
– I personaggi secondari hanno la stessa utilità dei ghiaccioli alla menta al Polo Nord.

Poco altro da segnalare. Andate in bicicletta. Meglio !!!

trash
“Russell Crowe poco incazzato”

cult
“Russell Crowe poco molto incazzato”

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Capone (2020)

SEI SOLO GRUGNITI E DISTINTIVO

Josh Trank, il ragazzo ribelle di Hollywood è tornato. Per chi non lo conoscesse, è il regista di Chronicle, interessante found foutage con supereroi per caso. Ah si, poi ha fatto anche Fantastic Four, ma lasciamo perdere. Ah si, poi doveva dirigere anche uno spin-off di Star Wars, ma è stato licenziato. Insomma Josh Trank è il regista di Chronicle, ok ? Ora è tornato per raccontare una storia curiosa e affascinante: gli ultimi giorni di vita del famigerato gangster Al Capone, quando la malattia l’ha ridotto ad una sorta di larva umana e delirante. Un bel progetto ambizioso e allo stesso tempo rischioso. Grande protagonista della pellicola? Il bravissimo Tom Hardy. Cosa vogliamo di più ? Beh. Diciamo che il film, che doveva passare nelle sale, ma vuoi il Covid, vuoi altri motivi, non c’è passato, è arrivato direttamente in streaming. Diciamo pure che la critica americana l’ha pure demolito, ma fa lo stesso. Ok, proviamo a fare i seri. Capone racconta un viaggio. Il viaggio all’inferno di un uomo, anzi di un (ex)gigante, costretto a fare i conti con il passato, l’incontinenza, le paranoie e la demenza. Anni di gloria gangsteristica e alla fine ti ritrovi a fartela nei pantaloni e a strafogarti con una carota. Non una bella fine, vero? Capone vuole rendere questi ultimi momenti di vita un vero calvario della pazzia e in parte il film ci riesce. Ma Trank fa due sbagli belli grossi: 1) Perde la rotta 2) Tom Hardy. Trank ci mostra il suo Fonzo (il secondo nome di Capone) attraverso visioni horror e scene grottesche, confondendo lo spettatore sul tono che il regista vuole imprimere all’operazione (si passa dall’omaggio a Shining a vomitate improvvise). L’altro problema è Tom Hardy. Bravissimo eh, anzi, Hardy è probabilmente uno dei migliori attori della sua generazione, ma qui risulta veramente eccessivo. Tra grugniti, urla, gemiti e occhi a palla, Hardy rischia di trasformare il suo Capone in una macchietta involontariamente ridicola anche nei momenti più intensi. Forse al film è mancato uno sceneggiatore che riuscisse a tratteggiare in maniera più intensa un personaggio che nel bene e nel male è entrato nell’immaginario collettivo. Da buttare quindi? Assolutamente no, ma ci aspettavamo sicuramente qualcosa di più. Peccato !

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“Tom Hardy”

cult
“Tom Hardy”

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Miss Marx (2020)

VENEZIA 77

Ho sempre pensato che Susanna Nicchiarelli fosse una regista sopravvalutata. Fin dai suoi esordi, non è mai riuscita a convincermi del tutto e persino con il suo acclamato Nico, 1988 non è riuscita a fare breccia nel mio cuore. Ma forse è un problema mio. Quindi mi sono avvicinato al suo Miss Marx con tanta curiosità e con un pizzico di timore. La storia è quella di Eleonor Marx, figlia di Karl Marx, impegnata a portare avanti le idee del padre e a combattere per i diritti dei lavoratori. Ma nella vita privata, Eleonor si rivelerà una donna fragile e innamorata di un uomo sbagliato. Come prevedibile, anche questo Miss Marx non convince mai del tutto. C’è sicuramente una messa in scena curata e dettagliata, ma il problema è la scarsa “originalità” dell’operazione. Susanna Nicchiarelli prova a fare la “Sofia Coppola italiana”, cercando di tratteggiare una donna “rock” accompagnata dalla musica “rock”. Ma se in Marie Antoinette, la Coppola riesce a creare una bellissima unione tra immagini e musica, la Nicchiarelli fatica a rendere omogeneo il suo film, e il ritmo crolla inesorabilmente. Resta comunque una grandissima interpretazione di Romola Garai (in odore di Coppa Volpi) e una sicuramente efficace ricostruzione d’epoca. Il cinema italiano a Venezia 77 rimane su territori poco ispirati.

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“la regia di Susanna Nicchiarelli”

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“una meravigliosa Romola Garai”

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Lacci (2020)

VENEZIA 77

Napoli, primi anni ’80. Gli imprevisti della vita travolgono una famiglia fino ai nostri giorni. Lacci è un buon film di Daniele Luchetti. Avevo molte aspettative, perchè il romanzo di Domenico Starnone da cui è stato tratto è un bellissimo romanzo. Luchetti fa il possibile per non banalizzare tutto, e ci riesce. In qualche modo. Allontanandosi (almeno ci prova) da un pericoloso stile “mucciniano”, Luchetti gioca con il tempo e con salta continuamente tra passato e presente. Lacci è un classico film di “montaggio” dove il ritmo della narrazione, e di conseguenza la sua “forza cinematografica”, viene gestita dal susseguirsi “sparso” degli eventi. Ma Lacci è anche un film di attori. In parecchi hanno storto il naso per la scelta del cast giovane/anziano. Silvio Orlando che interpreta un vecchio Luigi Lo Cascio proprio non ci sta e neppure Laura Morante/Alba Rohrwacher, ma alla fine va bene così. Lacci è un film di “corde”. Corde che soffocano, Corde che uniscono, corde con il passato, corde che allacciano le scarpe. Il trenino nella scena iniziale ne è la perfetta e sincera rappresentazione. E quando il cinema italiano realizza un cinema “sincero”, teniamocelo stretto. Con o senza lacci.

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“una strana scelta di casting”

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“l’ottimo montaggio”

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Pieces of a Woman (2020)

VENEZIA 77

E’ complicato recensire un film come Pieces of a Woman, primo film americano di Kornél Mundruczó. E’ complicato perchè racconta una storia drammatica, anzi, molto drammatica. E’ complicato perchè i primi 25 minuti sono di una devastazione fisica e sensoriale senza precedenti. E’ complicato perchè nonostante il turbinio di emozioni e tecnicismi, non convince fino in fondo. La storia è quella di Martha e Sean, coppia in attesa del loro primo figlio. La scelta di partorire in casa provocherà un avvenimento che porterà tragiche conseguenze. Pieces of a Woman è un film sul dolore, sulla perdita, sulla rinascita. Un film che inizia come un thriller, in un magistrale piano sequenza, e poi “riinizia”. C’è Vanessa Kirby che si fa corpo (a pezzi) e anima (ancora più a pezzi) di una donna devastata e in cerca di mele (molto bello l’accostamento, lo capirete guardando il film). C’è Shia Labeouf, il marito, che con i suoi modi rudi trasmette amore. Poi c’è Ellen Burstyn, memorabile in una sequenza insieme alla Kirby. Non tutto funziona però. Qualche momento un po’ banalotto, la musica troppo presente di Howard Shore, un finale troppo “semplice”. Ma l’occhio e l’anima di Mundruczó, insieme alla moglie/sceneggiatrice Kata Weber, ci trasportano in una dimensione che comunque non dimenticheremo.

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“qualche momento troppo banale”

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“il memorabile ed angosciante piano sequenza iniziale”

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Tenet (2020)

I TOPI NON AVEVANO NIPOTI

Lo abbiamo aspettato da tanto e alla fine eccolo qui. Pronti ad un nuovo tour de force cerebrale? La storia (provo ad abbozzarla) racconta di un misterioso agente che deve evitare la “Terza Guerra Mondiale Temporale”. Difficile parlare di questo Tenet senza aver preso un MomentAct dopo la visione. Christopher Nolan gioca con noi, questa volta sul serio. Muove il tempo e lo spazio a suo piacimento. Realizza un James Bond sotto LSD con una padronanza tecnica mostruosa. Unisce un cast assolutamente perfetto (John David Washington, Robert Pattinson, Kenneth Branagh, Elizabeth Debicki) e li muove avanti e indietro. Entropia, palindromi, paradossi. Ah, e poi c’è il Quadrato Magico del Sator. Non ci avete capito niente vero? Va bene così. C’è una frase nel film che racchiude la chiave di lettura di Tenet: “Devi guardare il mondo con occhi nuovi, non tentare di comprenderlo, sentilo”. Andatelo a vedere, anzi “sentitelo”. Passo e chiudo.

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“passate in farmacia a fare scorta di MomentAct”

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“la messa in scena senza precedenti”

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Gretel e Hansel (2020)

MARZAPANE “ART” HOUSE

Fin dalle prime scene, Gretel e Hansel può sembrare un film per fighetti. Ritmi lenti, inquadrature ricercate, struttura narrativa particolare. Insomma, l’esatto opposto degli horror mainstream di oggi (vedi per esempio lo sterile IT di Andy Muschietti). Il regista Osgood “Oz” Perkins ci aveva abituati a questo tipo di narrazione con i suoi precedenti film (l’ottimo “February” e l’interessante “Sono la Bella Creatura che vive in questa casa”), e anche in questo caso il suo tocco autoriale rimane intatto. La favola dei fratelli Grimm, nelle mani di Perkins, diventa quindi un film art house, fatto di atmosfere cupe e angoscianti, di scenografie stilizzate (la struttura della casa della strega) e di sonorità elettriche. Tutto perfetto quindi ? Non proprio, perchè se l’aspetto visivo è il suo punto di forza, paradossalmente è anche il suo punto debole e se la sceneggiatura di Rob Hayes prova a costruire qualcosa di nuovo (la storia del prologo), il regista cade spesso vittima del suo stile e le cadute di ritmo sono inesorabili. Ma al di là di questi difetti, Sophia Lillis e Alice Krige offrono due performance incredibili e alzano il livello qualitativo della pellicola. Potrei soffermarmi sui diversi significati nascosti, ma è meglio scoprire il film sequenza dopo sequenza. Sicuramente questo Gretel e Hansel è un buon inizio per tornare al cinema dopo mesi di astinenza.

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“qualche caduta di ritmo”

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“le intuizioni visive di Oz Perkins”

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The Old Guard (2020)

TEMI TU LA MORTE ?

The Old Guard è il classico film Netflix. Non brutto, ma neanche indimenticabile. E potete credermi sulla fiducia se vi dico che ve lo dimenticherete dopo 30 secondi la fine dei titoli di coda. La graphic novel di Greg Fucka da cui è stato tratto è piuttosto interessante: una squadra di immortali percorre i secoli cercando di aiutare la razza umana. Nulla può ucciderli, o forse sì. Ci sono tante cose positive in questo film che lo rendono diverso dai soliti cinecomics. Ci sono delle ottime e spettacolari scene di battaglia, i personaggi funzionano benissimo (Charlize Theron come sempre è perfetta), l’azione non è mai eccessiva o esagerata e alla fine il film intrattiene a dovere. Nonostante il lato fantasy, è sicuramente una pellicola con i piedi per terra, e questo è un bene, ma nonostante si impegni a fare qualcosa di diverso, non arriva mai all’eccellenza. La regista Gina Prince-Bythewood gira abbastanza bene, ma il suo stile, insieme alla sceneggiatura dello stesso Fucka, rendono il tutto come una sorta di episodio pilota di una serie tv. Si arriva a fine pellicola e la sensazione è quella di un progetto che non decolla mai, persino nella parte finale. Non c’è una vera e propria evoluzione della storia. I nostri cazzutissimi personaggi non devono combattere un nemico altrettanto cazzuto (o meglio, il villain c’è, ma stendiamo un velo pietoso), ma devono solamente “sopravvivere”. Un peccato veramente, perchè le premesse per fare uno pseudo-cinecomic adulto e selvaggio c’erano tutte, ma il risultato finale risulta piuttosto “diluito”. Vedremo se Netflix produrrà il sequel oppure finirà nel “dimenticatoio Netflix”. P.S. : nel cast c’è anche il nostro Luca Marinelli in un ruolo inedito… e funziona… funziona alla grande !!!

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“il villain “terrificante” e una vaga atmosfera televisiva”

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“la solita bomba atomica di Charlize Theron”

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Cena con Delitto – Knives Out (2019)

10 PICCOLI INDIANI

Il celebre scrittore di romanzi gialli Harlan Thrombey viene trovato morto nella sua villa dopo una cena con tutta la sua famiglia. Il detective privato Benoît Blanc inizierà ad indagare scavando all’interno della ricca famiglia Thrombey. Il regista e sceneggiatura Rian Johnson, dopo il controverso Star Wars – Gli Ultimi Jedi, realizza un moderno e divertente racconto giallo, omaggiando apertamente lo stile dell’inimitabile Agatha Christie. Supportato da un cast da urlo e assolutamente perfetto (Daniel Craig, Chris Evans, Ana de Armas, Jamie Lee Curtis, Toni Collette, Don Johnson, Michael Shannon, Lakeith Stanfield, Katherine Langford, Jaeden Martell e Christopher Plummer), Johnson gioca con lo spettatore, depistandolo continuamente grazie ad un ottimo montaggio e un’intricata gestione del ritmo, fino ad un twist finale azzeccato. Cinema d’intrattenimento puro, realizzato con grande intelligenza e grande classe. Per chi ama i gialli intelligenti, pieno di idee e pieno di colpi di scena. Da vedere.

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“qualche momento di noia, soprattutto nella seconda parte”

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“la perfetta scrittura di Johnson e l’ottimo cast”

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Eurovision Song Contest: La storia dei Fire Saga (2020)

LA STORIA DEI FIRE SAGA

Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga è una simpatica commediola girata per Netflix che racconta le mille peripezie dell’improbabile duo Islandese dei Fire Saga, interpretato da Will Farrell (Zoolander, Austin Powers) nel ruolo di Lars e Rachel Mc Adams (Le Pagine della Nostra Vita, Disobedience) nel ruolo di Sigrit. Folgorati nel lontano ’74 da Waterloo degli Abba il film racconta le mille peripezie della coppia che dal villaggio islandese di Hùsavik, riesce ad arrivare alla serata finale dell’Eurovision Song Contest a Edimburgo. Il film è da una parte un regalo al numeroso pubblico dell’ESC ed esce proprio nell’anno in cui il Covid ha causato l’annullamento dell’evento di Amsterdam e dall’altro un spot verso il pubblico statunitense che lentamente si avvicina a questa manifestazione.
Nonostante la comicità non sia trascendentale e alcune dinamiche dell’ESC siano state completamente reinvetante (il sistema delle votazioni ad esempio), il film risulta piacevole, leggero e divertente da seguire, grazie anche ai numerosi camei delle star che si sono succedute nelle ultime edizioni (Conchita Wurst, Jamala, Salvador Sobral e tanti altri) ed alcuni momenti riusciti decisamente bene. Bravi i due attori principali: Ferrell che nelle commedie demenziali si trova sempre a proprio agio e Mc Adams che riesce a dare un certo spessore alla cantante Sigrit. Ultima postilla: quasi nessun riferimento all’Italia in tutto il film: peccato.

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“nessun riferimento all’Italia”

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“Ferrell e Mc Adams”

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The Lighthouse (2019)

IL MARE DELLA FOLLIA

Fine XIX secolo. Ephraim Winslow si reca su un’isola remota al largo del New England per lavorare quattro settimane come guardiano del faro insieme all’anziano custode Thomas Wake. La solitudine, associata ad arcani misteri, porteranno i due uomini a scontrarsi. Ok, io vi avverto. Preparatevi. Il regista Robert Eggers, dopo quel capolavoro di The VVitch, torna con una nuova horror-opera pazzoide, ma questa volta alza l’asticella del no-sense. Avete presente il cinema espressionista tedesco tanto detestato da Fantozzi? Bene, Eggers realizza il film in formato 1.19:1 e in uno splendido bianco e nero, omaggiando quel tipo di cinema (incredibile la fotografia di Jarin Blaschke, candidata all’Oscar). Si respira un’aria malsana, un’aria di salsedine e morte, di mistero e claustrofobia, di disgusto e pazzia. Ma oltre il grande talento visivo di Eggers, The Lighthouse viene illuminato da una coppia di attori monumentali. Willem Dafoe (mostruoso) e Robert Pattinson (bravissimo), sono gli unici due protagonisti, anime nere in conflitto, che attraversano gironi infernali, tra visioni, alcol, sirene, masturbazioni. Echi di Herman Melville (Moby Dick), Edgar Allan Poe e H.P. Lovecraft, passando per le visioni agghiaccianti di David Lynch, Stanley Kubrick e Lars Von Trier. Lasciatevi travolgere da questo faro. Le tenebre stanno arrivando. Meraviglioso.

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“assente”

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“l’arte maestosa del trio Eggers, Dafoe e Pattinson”

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Squatter (2019)

MAIALI D’APPARTAMENTO

Dopo un una vacanza in camper, un padre di famiglia scopre che la sua casa è stata occupata illegalmente da due persone. Da quel momento, il suo unico obiettivo sarà riconquistare casa. Ogni tanto Netflix tira fuori dal cilindro qualche piccolo gioiello da non perdere. Questo Squatter è un film uscito lo scorso anno nelle sale francesi, e arriva nelle nostre case (appunto) grazie alla piattaforma streaming. Gli ingredienti sono questi: Marito e moglie con qualche problema coniugale, un figlio piccolo, due abusivi (conoscenti della famiglia) che non se ne vogliono andare, uno strano gestore di un camping. E la dinamite è servita. Il regista Olivier Abbou conosce perfettamente i meccanismi del thriller. Prendi una persona con già dei problemi e falla sprofondare nell’ossessione più oscura. Ma qui fa di più. Se il film inizia come un legal dramma famigliare, man mano che i minuti avanzano, Abbou cambia costantemente genere e trasforma la storia in thriller psicologico fino ad una esplosione horror finale che più violenta non si può. Aiutato da una fotografia che predilige il rosso come colore dominante, Squatter funziona perfettamente, perchè nonostante qualche difettuccio qua e là e una trama un po’ forzata, mantiene sempre alta la tensione. Persino il finale, che in molti troveranno esagerato e troppo violento, funziona perchè alimentato dalla tensione psicologica creata fino a quel punto. Tralasciamo i vari aspetti che forse il regista ci voleva propinare (il sesso, l’immigrazione, la burocrazia), Squatter rimane un buon film di genere che riesce a creare una malsana atmosfera di follia.

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“una certa prevedibilità del racconto”

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“una buona atmosfera folle”

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Tyler Rake (2020)

QUEL CAZZO DI NESSUNO… E’ TYLER RAKE

Prima di iniziare, segnatevi questo nome: Sam Hargrave. Fatto ? Benissimo, possiamo iniziare. Tyler Rake è un film Netflix con protagonista Chris “Thor” Hemsworth. La storia racconta di un mercenario cazzutissimo che viene ingaggiato per proteggere un ragazzino, figlio di un boss del crimine internazionale. Come avrete capito, ne vedremo delle belle. La pellicola è stata prodotta da Anthony e Joe Russo, che dopo aver girato i film sugli Avengers, sono diventati dei Paperon de’Paperoni di Hollywood (forse meritatamente). I fratelli Russo e Netflix provano quindi a lanciare un nuovo eroe per un ipotetico franchise nuovo di pacca. Fin qui tutto nello standard, ma come vi dicevo prima il vincitore è Sam Hargrave. E chi sarebbe questo Sam Hargrave? Questo perfetto sconosciuto è la scelta (un po’ rischiosa) dei Russo come regista del film. Sam è uno stuntman professionista, che ha girato diversi film Marvel come controfigura e conosce a menadito “l’azione”, nel senso più fisico del termine. Insomma, un vero action-man. Ma sarà all’altezza anche dietro la macchina da presa? Assolutamente sì. La regia di Hargrave è capace di stupirci con virtuosi movimenti di macchina (incredibile un finto pianosequenza di ben 12 minuti) e una violenza non gratuita, che eleva il film senza cadere nel ridicolo. Anzi, non ha paura di osare e infila un pizzico di cattiveria che male non fa (Tyler mena alla grande persino un gruppo di ragazzini armati). Siamo ai livelli del miglior Gareth Evans (la saga di The Raid) con un pizzico di John Wick. E se Chris Hemsworth non ha il carisma di Keanu Reeves, qui funziona comunque alla grande e riesce a trasmettere tutte le emozioni e i tormenti del protagonista. Unico punto negativo è la comparsata di David Harbour, sempre bravo, ma qui viene sprecato e liquidato quasi subito. A parte questo, lode a tutti quanti per aver creato un nuovo franchise (forse?) e un nuovo eroe che, lo ammettiamo, non vediamo l’ora di rivedere in una nuova avventura. Sam Hargrave, il tuo nome è già nella mia lista.

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“la sprecata partecipazione di David Harbour”

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“le sbalorditive scene d’azione girate da Sam Hargrave”

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The Hunt (2020)

CACCIA GROSSA

E pesare che questo The Hunt doveva essere il film più controverso di tutti i tempi. Dopo una release annullata a causa di “istigazione alla violenza”, questo nuovo thriller/horror, prodotto da quel genietto di Jason Blum, arriva da noi direttamente in streaming (lo trovate su Chili). La storia racconta di un gruppo di 12 persone che si ritrova all’interno di un’enorme tenuta in campagna. Scopriranno molto presto che saranno le prede di un gruppo di persone “d’elite” intenzionate ad uccidere per puro piacere. L’aggettivo giusto per questo film è “bizzarro”. Se la storia originale è tratta dal racconto del 1924 “La Partita più Pericolosa” di Richard Connell, gli sceneggiatori Carlton Cuse e Damon Lindelof (autori del mitico serial LOST), provano ad unire horror, thriller, satira politica e satira sociale, creando un grottesco e spassoso gioco al massacro. Il regista Craig Zobel invece, che proviene dal cinema indie, spinge il pedale dell’acceleratore sul ritmo, morti violente pirotecniche e scazzottate tra “gatte” infuriate. E possiamo dire tranquillamente che lo spettacolo, in generale, funziona. Sì, funziona, ma niente di così controverso. Anzi. Ci sono dialoghi “politici” che possono far “innervosire” qualcuno, ci sono un bel po’ di momenti sadici, etc. etc., ma il risultato finale non va oltre il divertimento stacca spina. Ottimo cmq il cast, che comprende Betty Gilpin, Emma Roberts e una ritrovata (e impeccabile) Hilary Swank. Ideale per 1h e 30 minuti di puro intrattenimento.

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“le variopinte esecuzioni”

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“lo “scontro” finale tra Betty Gilpin e Hilary Swank”

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Se ti abbraccio non aver paura (2020)

IL VIAGGIO

Franco Antonello ha un figlio autistico, Andrea. Quando Andrea ha compiuto 18 anni, Franco ha deciso di intraprendere un viaggio in moto insieme al figlio attraverso gli Stati Uniti, fino in Guatemala. Da questa bellissima avventura è nato il libro Se ti abbraccio non aver paura, scritto da Fulvio Ervas. Dopo quell’avventura, Franco e Andrea hanno deciso di rimettersi in sella alla loro moto e intraprendere un altro viaggio, questa volta attraverso l’Europa per poi giungere in Marocco, fino al deserto del Sahara. Da questo loro secondo itinerario, è nato il documentario diretto da Niccolò Maria Pagani e prodotto da Ushuaia Film (www.ushuaiafilm.com). Un percorso che parla di amore (padre-figlio), di speranza e di resistenza. Il regista Gabriele Salvatores si è ispirato alla loro storia nel film Tutto il mio folle amore, interpretato da Claudio Santamaria, Valeria Golino e Giulio Pranno. La Ushuaia Film ha reso disponibile il documentario gratis sul loro canale YouTube, per volare oltre la quarantena.

Correte a visitare il sito dell’associazione I Bambini delle Fate, che dal 2005 si occupa di assicurare sostegno economico a progetti e percorsi di inclusione sociale gestiti da partner locali a beneficio di famiglie con autismo e altre disabilità, attraverso attività di raccolta fondi regolare tramite la formazione di gruppi di sostenitori in tutta Italia.

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“la società”

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“Andrea e Franco, una coppia di eroi”

Bloodshot (2020)

COSA RESTERA’ DI QUESTI ANNI 90

Alzi la mano chi pensava che Bloodshot fosse un bel film dopo aver visto il trailer. Immaginavo. Bloodshot in realtà non è un bruttissimo film, è solo un brutto film arrivato con 25 anni di ritardo. La trama è questa: c’è un soldato che muore in missione e viene resuscitato grazie ad una nanotecnologia che lo fa diventare potentissimo e praticamente invincibile. Questo soldato è Vin Diesel. Adesso, io non ho niente contro Vin Diesel, mi è molto simpatico e sembra proprio un bonaccione (la scena in canotta tamarra non manca mai), ma non azzecca un film da una vita ormai. La saga di Fast & Furious ? Lasciamo perdere. The Last Witch Hunter ? E chi se lo ricorda. La saga di XXX? Ma per favore. Riddick ? Beh, il primo film si, poi anche no. Dobbiamo tornare indietro ai tempi di Salvate il Soldato Ryan di Steven Spielberg, dove faceva una piccola parte, per vederlo in un bel film. Ecco, per tornare a Bloodshot, anche questo progetto è un bel buco nell’acqua. Non conosco il fumetto della Valiant da cui è stato tratto, ma posso dire con certezza che questa pellicola è un bel guazzabuglio di film fanta-action anni 90. Robocop, Atto di Forza e pure Terminator, film che avevano una componente action importante, ma che provavano anche a fare satira politica e a raccontare in qualche modo il nostro mondo. Qui invece non c’è nessuna satira o metafora sul mondo di oggi. C’è Vin Diesel che fa un gran casino e basta. Il regista Dave Wilson, che proviene dal mondo dell’animazione, azzecca qualche effetto carino, ma è un disastro nel dirigere gli attori e nel montare le scene. Ah, a proposito, gli attori. Oltre a Vin, c’è anche Guy Pierce (ve lo ricordate Memento?), nel peggior ruolo della sua vita, e la bellissima Elza Gonzalez, che recita come se stesse sfilando da Emporio Armani. Non c’è altro. Manca una sceneggiatura, manca un villain, mancano scene madri, manca la violenza (strano ma vero, non c’è una goccia di sangue nel film), mancano emozioni, manca tutto. Il classico film stacca spina ? Lasciatela attaccata per altri film !

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“Bloodshot”

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“Robocop, Atto di Forza, Terminator”

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L’Uomo Invisibile (2020)

NON GUARDARMI, NON TI SENTO

Ve lo ricordate tutti il film La Mummia del 2017, vero ? Esatto, quello con Tom Cruise che doveva uccidere una mummia gnocca, poi lui diventava una super mummia e sconfiggeva la mummia gnocca. Sì ok, il film è bruttino (anche se a me aveva divertito) e ha pure fatto flop. Quello in teoria doveva essere il primo film di un universo condiviso dei mostri Universal dal nome Dark Universe. Un progettone che aveva il compito di riportare sul grande schermo (e rinnovarli) i mitici mostri che hanno fatto la storia del cinema horror. Il progetto è crollato immediatamente. E pensare che in ballo c’era un Frankenstein con Javier Bardem, un Uomo Lupo con Dwayne Jonhson e un Uomo Invisibile con Johnny Depp. Filmoni da milioni di dollari. Tutto cancellato, o forse no. Diciamo che la Universal, ha deciso di riprovarci, ma questa volta spendendo meno soldi e chiamando a rapporto chi l’horror lo sa fare sul serio, ovvero Jason Blum. Quella vecchia volpe di Blum, chiama a rapporto Leigh Whannell, che insieme hanno creato la saga di Insidious e quel gioiello horror/sci-fi di Upgrade (recuperatelo perchè merita), e decidono di portare sullo schermo l’Uomo Invisibile, spendendo veramente due soldi e senza Johnny Depp. L’idea è questa: rinfrescare il personaggio, cercando di inserirlo in un contesto attuale, trattando argomenti delicati come la violenza domestica e, ovviamente, senza dimenticare la tensione. Bella sfida eh?. Beh, ci sono riusciti, ci sono riusciti alla grande. La storia è questa: Cecilia è spostata con Adrian, un ricco e geniale scienziato. Il problema è che Adrian è un marito violento. Cecilia decide così di scappare di casa cercando una nuova vita, lontana dal quel rapporto malato. Ma il vero incubo inizia solo ora. La prima cosa interessante (e intelligente) di questo film è il contesto. Siamo nell’era post-Weinstein e la strizzata d’occhio al movimento #metoo poteva essere un po’ troppo esagerata, ma in realtà Whannell utilizza questo tema per aumentare la paranoia, la suspence e la tensione. Arricchito da lunghe sequenze “silenziose” (straordinario l’uso della colonna sonora), movimenti di macchina impressionanti e da una Elizabeth Moss in stato di grazia, L’Uomo Invisibile, riesce ad entrare nelle nostre teste, trasmettendoci ansia alle stelle. Forse nella seconda parte, la trama diventa più commerciale e più fantascientifica, ma è da applausi come Whannell gestisca il tutto con grande maestria. Con almeno due scene da antologia (quella della soffitta e quella del ristorante), L’Uomo Invisibile è la dimostrazione che non bastano milioni per fare un buon film. Serve intelligenza e voglia di sperimentare nuovi percorsi. E che il “New Dark Universe” abbia inizio. Questa volta sul serio. Splendido !!!

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“La Mummia con Tom Cruise”

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“la regia di Leigh Whannell e una incredibile Elizabeth Moss”

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Il Buco (2019)

BUCO ALLO STOMACO

C’è una prigione verticale composta da tantissimi piani. Ogni piano e condiviso da due persone. Al centro un buco rettangolare dentro il quale passa una piattaforma piena di cibo. Dall’alto verso il basso. Basta, non vi dico altro perchè sarebbe troppo. Il Buco (meglio chiamarlo con il suo titolo originale El Hoyo) è un fanta/horror straordinario. Il regista esordiente Galder Gaztelu-Urrutia (sì, avete capito bene, è esordiente), ci trasporta in un incubo talmente assurdo nello svolgimento quanto tremendamente reale nel significato. Si parla di lotta di classe, di egoismo umano, di solidarietà spontanea (forse), di cibo. Sì, il cibo è il fulcro di tutto il film. Dalla sua “preparazione”, alla sua “consumazione”, alla sua “violenza”. Il protagonista Goreng si sposta all’interno di questo grattacielo, ma il cibo non è lo stesso. O forse è lo stesso, ma non proprio. Poi ci sono anche degli oggetti, tra cui un libro, un coltello, una corda, un cane. Non ci avete capito niente vero? Forse è giusto così. El Hoyo è da guardare senza se e senza ma. E’ un’opera talmente potente e agghiacciante che è impossibile rimanere indifferenti. Quindi non vado oltre. Buon appetito a tutti.

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“noi”

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“El Hoyo è già un cult assoluto”

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Wounds (2019)

CHIAMAMI, DEMONE

Che Babak Anvari sia un regista da tenere d’occhio, non ci sono dubbi. Classe 1983, ha avuto le palle di girare un horror nel 2016 (Under The Shadow, che potete recuperare su Netflix) ambientato in Iran dove riusciva ad unire critica sociale e ghost story. Con un debutto così, il biglietto per Hollywood era assicurato. Ed ecco che, grazie a Netflix, Anvari scrive e dirige il suo secondo film intitolato Wounds. La storia racconta di un barista che trova nel suo locale un cellulare abbandonato da un gruppo di ragazzini. All’interno del cellulare troverà immagini sconvolgenti. Tra scarafaggi, alcool, riti esoterici, teste mozzate e ferite, sarà l’inizio di un incubo. Con buon senso estetico e un discreto tocco autoriale, Anvari prova ad unire il thriller psicologico, l’horror esoterico e pure il dramma romantico/esistenziale. Il problema è che nel complesso il film non c’entra mai l’obiettivo. Fortunatamente non siamo nei paraggi del teen horror, e questo è un grande pregio, ma il regista fatica a trovare una struttura narrativa veramente coinvolgente, nonostante ce la metta tutta ad inquietare lo spettatore. Il protagonista Armie Hammer è bravo a raccontare la discesa nella follia del suo personaggio, mentre Dakota Johnson rimane inespressiva come un muro di mattoni. Wounds rimane cmq un discreto esempio di come il cinema horror americano può dare spazio a giovani autori che in qualche modo possano imprimere il loro marchio di fabbrica. Anche se qui siamo lontani anni luce dalla perfezione, c’è un barlume di speranza nel nuovo cinema di genere.

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“una sceneggiatura un po’ traballante”

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“l’occhio” di Babak Anvari c’è, e si vede”

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Diamanti Grezzi (2019)

IL DENARO NON DORME MAI

Ho sempre detestato Adam Sandler. Le sue commedie cazzone sono terrificanti. Persino quando ha provato a lavorare con grandi autori (Paul Thomas Anderson), non è mai riuscito a convincermi. Poi ho visto Diamanti Grezzi e me ne sono completamente innamorato. Diamanti Grezzi è il nuovo film dei fratelli Safdie, già autori del semi-inedito indie Heaven Knows What (presentato a Venezia 71) e del buon Good Time con Robert Pattinson. Questo loro terzo film doveva essere il film della consacrazione, e così è stato. Uncut Gems (il titolo originale) racconta la parabola di Howard Ratner, gioielliere ebreo con il “vizio” delle scommesse. A causa del suo vizio e a causa di un preziosissimo opale proveniente dall’Etiopia, Howard inizierà un viaggio infernale che lo farà precipitare in vortice sempre più pericoloso. Con uno stile indiavolato, i fratelli Safdie ci trasmettono tutta la frenesia della vicenda e riescono incredibilmente a stordire lo spettatore e allo stesso tempo a incollarlo alla poltrona. La parabola di Howard è la parabola di un uomo “schifosamente umano”, che tradisce la moglie, che ama il denaro, che ama le scommesse, che non si ferma mai. Insomma, un uomo talmente “reale” che è impossibile non tifare per lui durante il suo calvario. Grazie anche alla colonna sonora elettronica di Daniel Lopatin, Diamanti Grezzi diventa quasi un viaggio psichedelico assurdo, ma terribilmente attuale e “concreto”. Un viaggio guidato da un Adam Sandler pazzesco, quasi monumentale. Non perdetelo assolutamente.

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“assente”

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“Adam Sandler e la regia incredibile dei Safdie”

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Upgrade (2018)

L’IMPLACABILE

Futuro non troppo lontano. Gray Trace viene aggredito insieme a sua moglie Asha da una banda di delinquenti. Lui rimane tetraplegico, mentre sua moglie viene uccisa. Gray, distrutto nell’anima, riceve una proposta da un milionario per una avveniristica operazione che gli permetterà di camminare nuovamente. L’uomo, dopo l’intervento, inizierà a programmare una brutale vendetta. Upgrade è una figata di film. Sarà il suo look anni 80, sarà l’impostazione low budget, sarà perchè è cattivissimo, o sarà perchè è una figata e basta, ma Upgrade è destinato a diventare un cult. Immaginate un film che mescola sapientemente il cinema di John Carpenter, Sam Raimi, Il Giustiziere della Notte, Dredd (quello con Karl Urban), Robocop, Ex-Machina di Alex Garland e un pizzico di David Cronenberg. Il risultato è un vorticoso e frenetico revenge movie pieno di sangue e colpi di scena. Per essere sinceri, Upgrade alla fine non racconta niente di nuovo (anzi, a me ha ricordato Venom per costruzione della storia), ma lo fa con una grande energia e una grande messa in scena (visto il low budget tipico delle produzioni Blumhouse). Logan Marshall-Green (sosia di Tom Hardy) è bravissimo nell’interpretate un personaggio apparentemente sconfitto che diventa una macchina da guerra, ma il vero punto di forza è un finale assolutamente incredibile (che ovviamente non vi dirò neanche sotto tortura). A questo punto non vediamo l’ora di vedere il prossimo film di Leigh Whannell, L’Uomo Invisibile, sempre prodotto dalla Blumhouse.

trash
“Logan Marshall-Green è veramente identico a Tom Hardy”

cult
“Upgrade è già cult”

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Underwater (2020)

BIKINI STEWART

Che dire di questo Underwater? C’è poco da dire, visto che anche il film ha poco da dire. Comunque, siamo all’interno di una piattaforma di trivellazioni in fondo all’oceano. C’è un grave e misterioso incidente che distrugge quasi tutto. I sopravvissuti dovranno trovare un modo per tornare in superficie e capire il motivo dell’incidente. Bon, finita. Il film è tutto qui. Underwater è un copia/incolla di tanti altri film fanta/horror anni 80/90: Alien, The Abyss, Creatura degli Abissi, Leviathan. Il vero problema è che non prova a fare nient’altro. Sì ok, il film non perde tempo, va subito al sodo e ha anche un discreto ritmo, ma è talmente povero di contenuti che l’unica cosa che ricorderete è la corsa in bikini di Kristen Stewart. Persino i mostri marini, che in realtà dovrebbero essere gli elementi “horror” della pellicola, non sono niente di che. C’è altro da dire? Sì, c’è Vincent Cassell che passava di lì per caso, T.J. Miller che per fortuna muore subito, e poi c’è Kristen Stewart in bikini. Ah no, quello l’ho già detto.

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“copia/incolla”

cult
“Kristen Stewart in bikini”

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Odio l’Estate (2020)

ITALY

Sono tornati Aldo Giovanni e Giacomino: questo è certo. Reduci dall’imbarazzante Fuga da Reuma Park, scritto e diretto in casa, il trio ritorna a lavorare con Massimo Venier, con il quale ci eravamo lasciati l’ultima volta nel lontano 2004 con Tu la conosci Claudia ? Di cose ne sono cambiate, a partire dalla stessa comicità che ha subito una sensibile metamorfosi nel corso di questi 16 anni. Odio l’Estate arriva sul grande schermo con l’obbiettivo di far ridere come si rideva agli inizi della loro carriera, esperimento riuscito in parte, perchè il tempo si fa sentire ed innovare non è sempre facile. Il nostro trio però riesce a far divertire vecchie e nuove generazioni perchè continuano a mostrarsi attenti ai tempi che cambiano. C’è il viaggio, i bagagli sul tetto della macchina, c’è l’amore, ci sono i figli e le solite situazioni grottesche e divertenti che confezionano un bel filmetto, dove non si perde l’occasione per passare allo spettatore alcuni interessanti spunti di riflessione nei rapporti sempre più distanti tra genitori e figli. Consigliato !!!

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“assente”

cult
“Aldo Giovanni e Giacomo come piacevano a noi”

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Jojo Rabbit (2019)

I NAZI-CONIGLI DELLO ZIO ADOLFO

Jojo, un bambino tedesco cresciuto con la madre, ha come amico immaginario Adolf Hitler. Il suo ingenuo legame con il nazismo viene messo in discussione dopo l’incontro con una ragazza ebrea. Se non avete mai sentito parlare di Taika Waititi, allora avete un problema. Regista/comico/attore neozelandese che è esploso nel 2017 con Thor: Ragnarok, ma è autore di un paio di cult assoluti e da recuperare assolutamente (Il geniale What We Do in the Shadows e il bellissimo Selvaggi in Fuga). Alla notizia che avrebbe adattato il romanzo di Christine Leunens, Come Semi d’Autunno, il mio hype è salito alle stelle. Jojo Rabbit è uno di quei film che mettono tutti d’accordo. Taika Waititi conosce perfettamente i meccanismi giusti per “acchiappare” il grande pubblico è in questo film li usa tutti. C’è la satira irriverente, c’è la commedia, c’è il dramma, c’è la commozione. Tutti frullati e mescolati. Il problema è che questo “mix” non sempre funziona. Anzi, mi correggo. Non sempre convince. Il film è sicuramente un buon film, ma manca l’equilibrio giusto per dare alla storia la spinta giusta. Dopo una prima parte meravigliosamente gestita (la lezione di pronuncia di “Heil Hitler” è strepitosa), Jojo Rabbit frena incredibilmente nella parte centrale per poi chiudere con un terzo atto in crescendo. Ed è un gran peccato perchè il cast è assolutamente perfetto. Al di là dei sempre bravissimi Sam Rockwell e Scarlett Johansson, il duo di ragazzini composto da Roman Griffin Davis e Thomasin McKenzie è incredibile e Taika Waititi nella parte di Hitler è un vero spasso. Strepitosa anche la colonna sonora che comprende brani dei Beatles, Tom Waits e David Bowie (indimenticabile il finale sulle note di Heroes). Manca la stoccata tagliente di Waititi che, dopo i primi scatenati 15 minuti, sembra avere il freno a mano tirato fino alla fine. Rimane cmq un ottimo esempio di cinema per tutti e sicuramente da non perdere. E già non vediamo l’ora di vedere il prossimo film di Thor.

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“una parte centrale poco convincente”

cult
“Taika Waititi e tutto il cast”

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1917 (2019)

WARMEN

6 Aprile 1917. Due soldati ricevono l’ordine di consegnare un importante messaggio che impedirà il massacro di migliaia altri soldati. Dovranno affrontare un viaggio impossibile attraverso le linee nemiche. 1917 è un filmone. Ok, l’abbiamo detto. Era giusto dirlo, perché è la verità. Sam Mendes, finita l’esperienza “James Bond”, ci porta nelle trincee della Grande Guerra e lo fa alzando ulteriormente il livello tecnico cinematografico. Si, perché 1917 è tecnicamente monumentale. Mendes imposta il film come un unico (finto) PIANO sequenza (alla “Birdman” per intenderci), portandoci nel cuore dell’azione e della storia, raccontando le vicende di due soldati costretti ad una missione impossibile attraverso le linee nemiche. Grazie alla fotografia immensa di Roger Deakins (senza dimenticare la colonna sonora di Thomas Newman), 1917 ci fa vivere un viaggio attraverso trincee, bunker, campi sterminati, città devastate, cadaveri. Un viaggio di due soldati (bravissimi i semi-sconosciuti George Mackay e Dean-Charles Chapman) che attraversano l’inferno e che lottano non solo per la loro vita, ma per la vita di tutti. 1917 è questo. Un’opera enorme, ipnotica, intensa, snervante, monumentale. Da Oscar.

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“assente”

cult
“la monumentale regia di Sam Mendes e la monumentale fotografia di Roger Deakins”

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Richard Jewell (2019)

IL VECCHIO E L’EROE

Clint Eastwood ha 89 anni. Avete capito bene? Clint Eastwood ha 89 anni. Io sicuramente non arriverò mai a 89 anni in quella forma smagliante. Se tutto va bene, sarò in un centro anziani a giocare a briscola, mentre Clint realizza ancora film. E che film ragazzi!! Il suo ultimo (grandissimo) film è Richard Jewell, e racconta la storia (vera) di una guardia di sicurezza che salvò centinaia di persone da un ordigno esplosivo. Da eroe nazionale, passa improvvisamente a unico indiziato. Potremmo parlare per ore di questo Richard Jewell, tanto è bello, intenso, mozzafiato e “reale”. Potremmo parlare di come la regia “silenziosa” di Eastwood entri nel racconto come un rasoio affilato. Di come Eastwood punti il dito contro il governo americano e contro i giornalisti “squali” pronti a tutto. Di come tre attori immensi (Sam Rockwell, Kathy Bates e Paul Walter Hauser), riescano a restituire un dramma famigliare crudele e spietato (vi prego ridate un Oscar a Sam Rockwell). Di come un uomo comune venga letteralmente distrutto da un sistema “sbagliato”. Di come Richard Jewell è probabilmente uno dei migliori film dell’ultima parte di carriera di Clint Eastwood e che, solo con questo film, riesca ad essere più originale e diretto rispetto ai suoi colleghi più giovani. Ve l’ho già detto che ha 89 anni ?

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“l’America”

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“Clint Eastwood”

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The Lodge (2019)

LO SPAZIO BIANCO

O lo si ama, o lo si odia. Questo potrebbe essere lo spunto di partenza per The Lodge, horror d’atmosfera diretto a quattro mani di Veronika Franz e Severin Fiala, già autori dell’ottimo Goodnight Mommy. Gli ingredienti sono pochi: una baita sperduta, due ragazzini (fratello e sorella), una ragazza (nuova compagna del padre), tanta neve. Stop. Ci pensano i due registi a costruire tensione, claustrofobia e paranoia. Con una perfetta gestione degli spazi, i due autori compongono uno snervante viaggio nel purgatorio della follia, dove niente è quello che sembra, fino ad un doppio finale a sorpresa. Certo, il film è debitore di altri grandi autori horror (Ari Aster e Stanley Kubrick su tutti) e in alcune occasioni la sensazione di deja-vu è alta, ma Fiala e Franz sono bravissimi ad azzeccare alcune idee e alcune inquadrature inquietanti, imprimendo un loro preciso marchio di fabbrica. Ottimo anche il trio composto da Riley Keough (strepitosa), Jaeden Martell e Lia McHugh, perfetti lati di un triangolo oscuro e misterioso. Se cercate un vero horror, lontano da bambole possedute, suore demoniache e clown ridicoli, The Lodge è il film che fa per voi. E se vi lascerete andare, riuscirà anche a disturbarvi. Garantito !!!

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“purtroppo il film non avrà la visibilità che merita”

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“una splendida e snervante atmosfera”

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Piccole Donne (2020)

DONNE DUDUDU

Sentivamo il bisogno fisiologico di una nuova trasposizione di Piccole Donne? Assolutamente no. Neanche se la regista è la Greta Gerwig di Lady Bird? Peggio ancora. Diciamo subito una cosa: Amo Greta Gerwig come attrice (L’ho amata alla follia in Frances Ha), ma come regista mi lascia un po’ perplesso. La sua opera prima, Lady Bird appunto, tanto acclamata dalla critica americana, è in realtà un filmetto insipido e senza grinta. Carino eh, ma niente di memorabile. Quando è uscita la notizia che avrebbe adattato una nuova versione cinematografica del romanzo di Louise May Alcott, il mio encefalogramma non ha avuto variazioni significative. Poi la critica americana (la stessa che aveva acclamato Lady Bird) ha scritto (ovviamente) recensioni entusiastiche. Quindi, un po’ per curiosità, un po’ per dovere di cronaca, un po’ per evitare di rimanere a casa a guardare C’è Posta per Te su Canale 5, mi sono fiondato al cinema a vedere Piccole Donne. Non essendo un fan delle sorelle March e, come ho già detto, non essendo un fan della Gerwig regista, sono partito un po’ prevenuto, ma questo Piccole Donne, alla fine, qualche buona idea ce l’ha. Prima di tutto, il film non segue una linearità del racconto, ma procede per salti temporali. Idea molto interessante perchè riesce a dare un po’ di “movimento” alla trama e in qualche modo il risultato funziona. Il vero problema di tutta l’operazione, al di là dei movimenti temporali, è la mancanza di una visione più “grintosa” della storia. Greta Gerwig adatta i dialoghi con un linguaggio più “moderno” rispetto agli originali della Alcott, ma le manca un’impronta registica originale e “rock” che poteva avere una Sofia Coppola. Oltretutto le musiche “classicissime” di Alexandre Desplat sembrano uscite direttamente dal film del 1994 con Winona Ryder. Un gran peccato perchè il cast è perfetto. Saoirse Ronan (ok, mi sono innamorato della sua Jo) e Florence Pugh, con le loro splendide interpretazioni, guidano le piccole donne (stendiamo un velo pietoso sulla solita, insopportabile Emma Watson), mentre il cast di contorno (Timothée Chalamet, Laura Dern e la sempre grande Meryl Streep) è altrettanto incredibile. Per tutto il resto, siamo dalle parti del compitino ben eseguito, ma mediocre. Un film che probabilmente è stato “spinto” a causa di ragioni più sociali che altro (echi del movimento #MeeToo), e che dimostra tutti i suoi limiti con una messa in scena troppo classica e senza particolari guizzi. Continuo a preferire Greta Gerwig attrice, ma alla fine, questo Piccole Donne è sempre meglio di C’è Posta per Te su Canale 5.

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“una regia classica e una colonna sonora datata”

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“tutto il cast a partire da una splendida Saoirse Ronan”

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Tolo Tolo (2020)

ZALONE EXPRESS

Non sono mai stato un fan del Checco Zalone “cinematografico”, ma ammetto che tutti i suoi film mi hanno fatto ridere. Risate senza grandi pretese, sostenute da un comico “intelligente” e mai volgare, che riesce a riempire le sale meglio di Star Wars o degli Avengers. Bisogna ammetterlo. Poi stendo un velo pietoso dal punto di vista cinematografico e sociale. Rido a crepapelle quando leggo o sento in giro persone che dicono: “Ah beh, Zalone fa satira sociale come nessun altro”. Si vabbè. Ri-stendo un velo pietoso. Però tutti i suoi film avevano un’innocenza di fondo, pura e in qualche modo piacevole. Insomma, dopo il successo stratosferico di Quo Vado?, il comico pugliese torna al cinema e questa volta anche da regista. Tolo Tolo doveva essere il suo salto di qualità: Paolo Virzì co-sceneggiatore, riprese in diversi paesaggi esotici, un cast di attori non professionisti e un argomento purtroppo attuale. E se le intenzioni erano buone, la realizzazione lascia un po’ a desiderare. Sì, perchè Zalone rimane a metà strada tra la sua comicità (qui molto meno marcata) e il road movie, inserendo momenti più o meno drammatici. Manca una solidità di sceneggiatura e una capacità di equilibrare questo materiale. E la maschera di Checco, questa volta, non riesce a sostenere tutto da solo. La tragicommedia che racconta di barconi, migranti e rifugiati poteva (doveva) avere una spinta in più, frantumando il politically correct verso una direzione più “cattiva” e scatenata. Invece tutto rimane in superficie, senza strafare e senza coinvolgere. Gli interventi “mussoliniani” inutili e fuori contesto, il cameo orribile di Nichi Vendola, i momenti musicali (che dovrebbero essere esilaranti) pessimi e senza senso, l’assurdo finale a Trieste. Tutto questo è Tolo Tolo. Possiamo parlare quindi di “svolta” nel suo cinema? Boh, forse si. O forse la maschera di Checco Zalone si sta spegnendo piano piano. O forse non c’ho capito niente e Zalone ha fregato tutti. O forse è solo un film mediocre e basta. Vabbè, la cosa positiva è che riempirà le sale di tutta Italia.

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“manca l’energia e la carica “politicamente scorretta” del vero Zalone”

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“nonostante tutto, Checco Zalone”

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Star Wars: l’ascesa di Skywalker (2019)

POLPETTONE A NATALE

Avete presente quando fate una cena con parenti o amici ? Tutti gli avanzi di cibo che rimangono solitamente vengono riutilizzati per preparare qualche ricetta “di recupero” il giorno dopo. Che ne so, tipo un polpettone. Ecco l’ultimo Star Wars – L’ascesa di Skywalker può essere considerato il polpettone della saga. Dopo il criticatissimo Gli Ultimi Jedi di Rian Johnson (che ha fatto incazzare pesantemente i fan), la Disney richiama J.J. Abrams a concludere la trilogia (anche se il suo Risveglio della Forza non era un granchè). Risultato ? 2h e 30 minuti di buchi mostruosi, cose assurde, personaggi inutili e noia. Ebbene si, L’Ascesa di Skywalker è una completa delusione. Abrams scrive e dirige in maniera frettolosa un film pienissimo, tronfio, sgangherato e assurdo. Nel suo tentativo di “aggiustare” la visione di Johnson (che bisogna ammetterlo, era coraggiosa), il regista non riesce a costruire una storia solida e originale, appoggiandosi pesantemente sull’effetto nostalgia della “vecchia” saga e strizzando continuamente l’occhio ai fan della saga. Con tempi tecnici sbagliati e nuovi personaggi assolutamente inutili (i Cavalieri di Ren sono i villain più inutili della storia del cinema mondiale), si arriva allo scontro finale, anche se il vero scontro finale avviene tra il pubblico e i suoi nervi. Persino i “vecchi” personaggi sono stati buttati nella mischia senza senso (vedi Lando Calrissian e Carrie Fisher) e i tre protagonisti “buoni” risultano a volte insopportabili (Daisy Ridley è anonima, Oscar Isacc è un bomberone mentre John Boyega è da sberle). E lasciamo stare l’entrata in scena del “grande villain” del film. Veramente imbarazzante. Meglio finirla qui. Star Wars – L’Ascesa di Skywalker è puro fan service, costruito per accontentare i nerds più feroci della saga. Ripeto, meglio finirla qui. Con tutta la saga. Per fortuna ci sono Adam Driver e John Williams alla colonna sonora. E buon polpettone a tutti.

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“questo polpettone firmato dallo chef J.J. Abrams”

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“il solito bravissimo Adam Driver e la meravigliosa colonna sonora di John Williams”

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Storia di un Matrimonio (2019)

UN AMORE

È complicato recensire un film come Marriage Story di Noah Baumbach. Più che complicato, direi “doloroso”. Forse perché è doloroso tanto quanto superare una separazione. O forse perché, semplicemente, non esistono le parole giuste per raccontare la fine di una storia. Bisogna viverla. È l’unico modo. Charlie e Nicole sono belli, giovani e innamorati. Lui (Adam Driver, immenso), regista teatrale newyorchese, lei (Scarlett Johansson, immensa), giovane attrice losangelina, trasferitasi a New York per lavorare con il marito. Poi arriva un figlio. Poi la vita va così. L’amore finisce e iniziano i problemi. Avvocati, tribunali, affidamenti, assistenti sociali, guerre, rabbia. E non puoi farci niente, ormai sei entrato in una spirale discendente e non ti puoi sottrarre. Devi continuare a lottare per te stesso e per tuo figlio, tra New York e Los Angeles. Baumbach sa essere molto diretto e persino violento, ma racconta uno spaccato di vita autentico, senza filtri, senza stereotipi, senza falsità. Ci sbatte in faccia la nostra storia, (ri)aprendo delle ferite e versando lacrime amare. E tu non puoi fare altro che (ri)vivere la tua vita insieme a Charlie e Nicole, soffrendo insieme a loro. Perchè la vita è questa. Amore, sofferenza, dolore e speranza. Marriage Story è la nostra vita. Ed è un capolavoro.

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“assente”

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“Adam Driver e Scarlett Johansson”

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Parasite (2019)

IL RICCO E IL POVERO

Bong Joon Ho è probabilmente uno dei più talentuosi registi a livello mondiale. Anzi, sicuramente. Se analizziamo il suo cinema, la lotta di classe è sempre presente. Che sia su un treno futuristico o all’interno di una lussuosa casa, Bong Joon Ho esamina i ricchi e i poveri e li fa scontrare, con conseguenze spaventose. Parasite è proprio questo. Una guerra silenziosa (e non solo) tra due classi sociali, che ha come “ring” una villa apparentemente perfetta. E in questo scontro, tutto il marcio e tutta la vera natura dell’essere umano viene a galla con conseguenze comiche, drammatiche e terrificanti. Attraverso i generi cinematografici (black comedy, dramma famigliare, thriller), Parasite ci costringe a fare i conti con noi stessi, con le nostre ossessioni, con le nostre debolezze. Non possiamo fare altro che assistere ad un teatrino dell’orrore quotidiano, dove siamo spettatori e protagonisti allo stesso tempo. Per questo motivo, Parasite è un capolavoro. Di quelli che resteranno nella nostra memoria (forse) per sempre.

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“noi stessi”

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“Bong Joon Ho e il suo straordinario cinema”

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The Irishman (2019)

IL CREPUSCOLO DEGLI DEI

Ho ancora i brividi. Sabato scorso siamo stati alla Cineteca di Bologna per assistere alla proiezione di The Irishman, ultimo film di Martin Scorsese prodotto da Netflix. Ora, non voglio fare polemiche sulla distribuzione di questa pellicola, ma è veramente inconcepibile guardare un film come questo sullo schermo televisivo. Un’eresia, quasi un delitto. Qui non si scherza ragazzi. Qui si fa Cinema (con la “C” maiuscola). Anzi, qui si fa la Storia del Cinema. Martin Scorsese ci regala una lezione sulla settima arte, immensa, potente, magistrale, straordinaria. Il racconto di un’era giunta al termine, il crepuscolo di un genere che chiude un cerchio straordinario, iniziato anni fa. Il racconto di un uomo che decide di mettere in scena la (sua) vecchiaia, reale e cinematografica. The Irishman è tutto questo. Pura magia, creata da uno dei più grandi Maghi del mondo e dai suoi assistenti, 3 Mostri Sacri che si uniscono e fanno a gara di bravura: Robert De Niro (straordinario), Joe Pesci (favoloso), Al Pacino (da Oscar, una spanna sopra tutti). Insieme ci fanno emozionare e divertire per 3 ore e mezza di puro orgasmo. Quindi fate una cosa, una sola. Correte al cinema. Con Netflix o senza Netflix. Capolavoro. P.S. : scusateci per questa recensione “di pancia”, ma l’emozione dopo aver visto questo film è veramente tanta.

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“tutti gli altri film Netflix”

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“The Irishman, Martin Scorsese, Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci”

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