Good Time (2017)

THE NEON NIGHT

La vita dei fratelli Nikas, Connie (Robert Pattinson) e Nik (Benny Safdie), nelle ventiquattr’ore di delirio psichedelico innescate da una rapina in banca. Dopo l’interessante Heaven Knows What, i fratelli Safdie tornano con una storia asciutta, veloce e senza fronzoli. La lunga e delirante notte di Connie, in cerca del fratello ritardato, è vista dai Safdie come una corsa frenetica, illuminata dai neon e incalzata dalla musica elettronica anni 80. E funziona. Con grande padronanza delle immagini, i due registi puntano sul ritmo e sugli “eventi” dimenticando in parte la struttura narrativa, ma coinvolgendo pienamente lo spettatore in una giostra coloratissima e allucinante. In ogni scena, si respirano pienamente le atmosfere da thriller urbano e il degrado dei bassifondi, dove regna povertà, droga e criminalità. Peccato che la “corsa” si interrompa in un finale poco soddisfacente e poco ispirato. Straordinaria prova attoriale di Robert Pattinson che, finalmente, si toglie definitivamente di dosso i panni del vampiro per proseguire la sua strada nel cinema d’autore, iniziata con David Cronenberg. Il suo Connie è un concentrato di paura, determinazione e incoscienza. A metà strada tra le atmosfere di Nicolas Winding Refn e il cinema di John Carpenter, Good Time è buon cinema di genere che non annoia e che stupisce per una sua “visione” perfettamente studiata. Se i Safdie avessero curato di più la sceneggiatura, sarebbe diventato un vero cult.

trash
“un finale troncato e poco funzionale”

cult
“una bellissima fotografia “colorata” e un Robert Pattinson meraviglioso”

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The Cloverfield Paradox (2018)

CLOVERFIELD HORIZONT

Il franchise Cloverfield, prodotto e ideato da quel geniaccio di J.J. Abrams, è sicuramente uno dei franchise più interessanti e misteriosi di tutta Hollywood. Iniziato nel lontano 2008 con il film omonimo di Matt Reeves (found-footage dove una creatura mostruosa attacca New York), è proseguito un po’ a sorpresa con lo pseudo sequel 10 Cloverfield Lane, gioiellino di pura tensione interpretato da Mary Elizabeth Winstead e da un mastodontico John Goodman. Ora, sempre a sorpresa, è arrivato il terzo capitolo di questa strana saga (disponibile solo su Netflix), intitolato The Cloverfield Paradox. Siamo dalle parti della pura fantascienza. Un gruppo di astronauti viene inviato sulla Cloverfield Station, stazione spaziale che orbita intorno alla Terra, progettata per risolvere una grave crisi energetica con un acceleratore di particelle. Il team dovrà fare i conti con un’oscura dimensione alternativa. La domanda sorge spontanea. Se il film fosse uscito anche nelle sale cinematografiche, come avrebbe reagito il pubblico? Bella domanda visto che questo The Cloverfield Paradox è un fiacco sci-fi movie. Il regista Julius Onah e gli sceneggiatori Oren Uziel e Doug Jung costruiscono un intreccio narrativo senza mordente, collegando tutta la baracca con il primo film (a dir la verità le scene sulla Terra sono un po’ forzate). Per carità, il ritmo c’è e non ci si annoia, ma le scene sembrano veramente copiate da altri film (Punto di non ritorno, Supernova, Alien, Life). In questo progetto manca proprio l’originalità, e se i primi due film riuscivano ad avere una loro dimensione, questo capitolo non riesce a convincere del tutto. Quindi è giusto chiedersi: Il franchise Cloverfield ha ancora qualcosa da dire? Vedremo, intanto dimentichiamoci di questo The Cloverfield Paradox.

trash
“una costruzione narrativa banale e una regia moscia”

cult
“la scena finale negli ultimi 5 secondi è divertente”

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The Post (2018)

TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE

Ci sono film che DEVONO essere guardati. Film talmente importanti che vanno al di là del puro divertimento cinematografico. L’ultima fatica di Steven Spielberg, The Post, è uno di quei film. La storia è quella, famosissima, della pubblicazione dei famigerati Pentagon Papers da parte del Washington Post nel 1971 e della difficile scelta presa dal suo editore Kay Graham, prima donna a capo di un giornale. Spielberg ricostruisce perfettamente un momento storico fondamentale per l’umanità, e ci ricorda quanto è importante la libertà di stampa. Il trio delle meraviglie (Streep, Hanks, Spielberg) ci racconta, con una classe senza tempo, una storia di coraggio e di verità, magnificamente girata e splendidamente interpretata. Straordinarie alcune sequenze, come gli ingranaggi meccanici che stampano senza sosta le copie del giornale e la scena mozzafiato della decisione presa al telefono da Meryl Streep. Grande cinema intelligente e “positivo”, come ci ha sempre insegnato il maestro Steven Spielberg. Da vedere per capire il passato, il presente e il futuro.

trash
“assente”

cult
“le maestose interpretazioni di Meryl Streep e Tom Hanks”

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I, Tonya (2018)

GHIACCIO BOLLENTE

Tonya Harding è stata una delle sportive più controverse di tutti i tempi; ex pattinatrice sul ghiaccio (è stata la numero 1 al mondo) e talento sprecato, coinvolta in uno degli scandali più famosi degli anni 90. Era impossibile non dedicarle una pellicola. La vita, privata e sportiva, di Tonya, è stata condizionata da diversi fattori: poca istruzione, una madre insensibile e dittatrice, un marito violento. Il regista Craig Gillespie e l’attrice/produttrice Margot Robbie, ricostruiscono la sua parabola in maniera grottesca, creando un’atmosfera 90’s accattivante. Gillespie ci stordisce con un montaggio energico, cinepresa sempre in movimento e tanto black humor. E il risultato finale è veramente stupefacente. A metà strada tra il cinema di Martin Scorsese e quello dei fratelli Coen, I,Tonya è un freak show elettrizzante e politicamente scorretto, dove il sogno americano viene fatto letteralmente a pezzi. La Tonya di Margot Robbie (straordinaria prova d’attrice) è una volgarotta campagnola con un grande talento che viene sciupato da personaggi disonesti e approfittatori: la perfida madre Lavona (una Allison Janney da Oscar) è una psicopatica senz’anima, mentre il marito Jeff (un bravissimo Sebastian Stan) è un violento e vendicativo manager. Una storia tanto bizzarra, quanto tremendamente vera che si conclude con un finale ancora più bizzarro. In conclusione, I,Tonya è uno dei biopic più divertenti e politicamente scorretti degli ultimi anni, capace di regalare due interpretazioni assolutamente da Oscar. Spumeggiante.

trash
“assente”

cult
“le straordinarie interpretazioni di Margot Robbie e Alison Janney”

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L’Ora più Buia (2018)

V PER VITTORIA

1940. Mentre la Germania nazista continua la sua inarrestabile invasione dell’Europa, il nuovo Primo Ministro inglese Winston Churchill sarà costretto ad affrontare decisioni critiche per cambiare il corso della storia mondiale. E bravo Joe Wright. Lo avevamo lasciato sull’Isola Che Non C’è con il sottovalutato Pan, e lo ritroviamo nella sua Inghilterra all’alba della Seconda Guerra Mondiale. Evitando lo stile televisivo, Wright ci racconta con rabbia, parole e ritmo, l’ascesa al potere di Winston Churchill e la famosa Operazione Dynamo. Con uno script così “parlato”, il rischio di trovare un film noioso e prolisso era alto, ma il regista ci incolla alla poltrona con buone idee visive e un montaggio stratosferico. Altro punto di forza del film è, ovviamente, la roboante interpretazione di Gary Oldman, grande favorito ai prossimi Oscar. Il suo Churchill è un concentrato di determinazione, rabbia e fragilità. Interessante come L’Ora più Buia è l’esatto opposto di Dunkirk di Christopher Nolan, anche se condivide il medesimo “momento” storico; se il film di Nolan è un’opera silenziosa e visivamente imponente, il film di Wright è frenetico e urlato, come se la vera guerra venisse combattuta dietro le scrivanie di Westminster. In conclusione; siamo davanti ad un ottimo film, perfettamente confezionato. Forse qualche volta la retorica prende un po’ il sopravvento, ma con un Gary Oldman così monumentale, gli si perdona tutto.

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“una leggera retorica di sottofondo”

cult
“la grande interpretazione di Gary Oldman”

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Chiamami col tuo nome (2018)

E LA CHIAMANO ESTATE

Quali sono i film che vi hanno fatto innamorare? Beh, sarò sincero, film che raccontano l’amore “come dio comanda” non ne ricordo tantissimi. Vi dico alcuni titoli: In the Mood for Love, Up, Brokeback Mountain, La Vita di Adele. Ora alla mia mini-lista aggiungo un altro film, Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino. Come un fulmine a ciel sereno è arrivato questo straordinario racconto e la mia mente è esplosa. Letteralmente. Estate 1983, Nord Italia. Elio, ragazzo diciassettenne, vive la sua adolescenza tra musica, amici e ragazze. Ma improvvisamente la sua vita viene stravolta dall’arrivo di Oliver, seducente allievo dei genitori di Elio che sconvolgerà per sempre la sua vita. Guadagnino si dimostra un vero poeta dell’immagine. Con grande padronanza della macchina da presa, ci presenta una poesia carica di luce, energia, amore. Sì, l’amore. Quello vero, potente, indimenticabile. Elio e Oliver formano una coppia autentica e i loro baci ci travolgono in un esplosione di vita. Le straordinarie interpretazioni di Timothée Chalamet (grande rivelazione) e Armie Hammer ci accompagnano in un viaggio sensoriale unico e meraviglioso. Un viaggio attraverso il tempo e i ricordi. Un viaggio nella nostra adolescenza. Un viaggio che si conclude con un monologo mozzafiato di Michael Stuhlbarg. Parole che tutti noi avremmo voluto sentire, almeno una volta nella vita. Splendido.

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“assente”

cult
“la coppia Timothée Chalamet/Armie Hammer e lo straordinario monologo finale”

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Black Mirror : la serie (2011 – 2017)

ATTRAVERSO LO SPECCHIO NERO

British black humor. Cinismo fendente. La serie che più di molte altre può causare un violento binge watching e molteplici episodi di fiato sospeso. Come il libro di testo delle medie la serie è un’antologia, ma diversamente da quel libro, le storie narrate sono oscure, satiriche, taglienti e memorabili quanto la prima pallonata in faccia (i cui singoli dettagli possono sfumare nel ricordo, ma il dolore, ah quel dolore). E’ La versione 3.1 di The Twilight Zone, con la stessa profondità e la stessa preoccupante capacità di comprendere la distonia del futuro presente, con quel pizzico di trash che rende il tutto più gustoso.

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“The National Anthem prima serie. Il primo ministro inglese e la scrofa”

cult
“San Junipero seconda serie, per tutti gli inguaribili romantici nostalgici degli anni ’80”

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Morto Stalin, se ne fa un altro (2018)

TEATRINO DEL POTERE E DELL’IDIOZIA

Mamma mia che 2018 !!! Dopo il meraviglioso Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, arriva un nuovo film destinato a diventare un cult assoluto. Il regista italo-scozzese Armando Iannucci ci regala un gioiello di comicità dark che prende in giro il potere, quello vero, quello spietato, quello senza regole. Ovvero, il comunismo!! Tratto da una graphic novel di Fabien Nury e Thierry Robin, Morto Stalin, Se Ne Fa Un Altro, ci racconta i giorni dopo la morte del leader russo Stalin e della “guerra” interna tra i suoi fedelissimi per la successione al potere. Può risultare difficile ridere di una dittatura così feroce come quella stalinista, ma la bravura di Iannucci (e del suo cast) sta nel costruire dei siparietti comici formidabili nonostante l’orrore in sottofondo. L’idea geniale (e provocatoria) è la decostruzione in perfetti idioti di tutti i collaboratori storici di Stalin (Khrushchev, Malenkov, Beria, Molotov), veri imbecilli costretti ad affrontare una situazione che cambierà tutto. Con dialoghi spumeggianti e surreali, Iannucci compone un cast da applausi: Steve Buscemi, Jeffrey Tambor, Michael Palin, Jason Isaacs, Simon Russell Beale. Un ensemble incredibile di attori perfettamente calati nei ruoli. Omaggiando i tempi comici dei Monty Python, il regista ci regala alcune scene destinate ad entrare nell’Olimpo della comicità (lo sequenza del ritrovamento del cadavere di Stalin è da standing ovation). Morto Stalin, Se Ne Fa Un Altro è un film importante, intelligente, feroce, divertente, provocatorio, imperdibile. Straordinario !!!

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“la reale dittatura stalinista”

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“i meravigliosi dialoghi e il cast formidabile”

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Ella & John – The Leisure Seeker (2018)

HAMBURGER IN PARADISO

C’era molta attesa per il primo film americano del nostro Paolo Virzì, uno dei pochi autori italiani che non delude mai. Ovosodo, Tutta la Vita Davanti, Tutti i Santi Giorni, Il Capitale Umano, La Pazza Gioia, sono solo alcuni titoli della sua splendida filmografia. Questa volta il progetto era molto ambizioso: una produzione italo-americana, un romanzo di partenza bellissimo (The Leisure Seeker di Michael Zadoorian) che racconta una storia d’amore sulla vecchiaia e sulla malattia e due interpreti straordinari (Helen Mirren e Donald Sutherland). Il problema è che l’ingranaggio costruito da Virzì non funziona come dovrebbe. La storia di Ella e John, doveva essere un racconto di addio, delicato e poetico, di due persone che stanno finendo i loro giorni terreni. In realtà Virzì appiattisce tutto gestendo male il materiale a disposizione e, cosa ben più grave, non riesce a valorizzare al 100% i due interpreti. Il racconto gira costantemente a vuoto, incastrando situazioni poco credibili e addirittura forzate, che rischiano seriamente di ridicolizzare l’opera. Chiariamoci, la coppia Mirren/Sutherland è fenomenale, ma nulla può contro la messa in scena del regista toscano. Per non parlare poi del finale, banale e scontato, che sancisce definitivamente il risultato artistico. Se volete trovare un film che racconta la malattia e la vecchiaia in maniera esemplare, riguardatevi i primi 10 minuti di Up della Pixar. Lì, c’è tutto quello che Virzì fatica a trovare in quasi 2 ore di film. Peccato !!!

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“la regia scontata di Virzì e una sceneggiatura poco incisiva”

cult
“la coppia Helen Mirren / Donald Sutherland”

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Tre manifesti a Ebbing, Missouri (2017)

AMERICA OGGI

Saremo brevissimi, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri è un film meraviglioso. Potrebbe ridursi a questa frase la nostra recensione del film di Martin McDonagh. Evitiamo giri di parole inutili. C’è una sceneggiatura equilibratissima, che descrive in maniera comica, drammatica e violenta, l’america di oggi. Ci sono dialoghi straordinari, destinati a diventare dei cult assoluti. Ci sono dei tempi registici perfetti, che incollano alla poltrona senza stancare mai. C’è un cast incredibile, illuminato da due talenti mostruosi, Frances McDormand e Sam Rockwell, che esprimono una gamma di sensazioni/emozioni indimenticabili. E poi c’è la morte, la rabbia, il razzismo, la stupidità, il sangue, il fuoco. Ci sono 3 manifesti. C’è tutto quello che potete/volete/dovete trovare nel Cinema con la “C” maiuscola. C’è il film che, secondo noi, trionferà agli Oscar. Correte a vederlo. Più brevi di così.

trash
“non scherziamo”

cult
“Tre manifesti a Ebbing, Missouri”

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