La Fine di Oak Street

LA FINE DI OAK STREET di David Robert Mitchell (2026)

A causa di un misterioso avvenimento, una famiglia dovrà rimanere unita e affrontare una minaccia proveniente dal passato.

A spasso con i dinosauri. La borghesia americana anni 80 e i vari problemi familiari nascosti nelle case dal giardino perfetto. Forse parlarne serve a poco. Forse è meglio correre per non essere divorati. Ma non da una moglie arrabbiata. Innocua avventura “nostalgicaanni80” (aridaje) prodotta da J. J. Abrams (che torna a farsi vedere dopo la vergona di Star Wars – l’Ascesa di Skywalker) e diretta da David Robert Mitchell, regista del cult It Follows che prova a fare Spielberg ma non ci riesce. E il salto “giurassico” alla fine risulta un patrocchio scritto maluccio e senza idee registiche (vi ricordo che è lo stesso regista di It Follows) con attori al minimo sindacale e tanti dinosauri forse più fedeli nel look ai libri di scuola. E tra serpentoni, velociraptor piumati, gatti sbranati (in via d’estinzione), pizze consegnate (ma chi le fa?), libri mai scritti, sfere, momenti ridicoli (tanti), brontosauri che mangiano il gelato e brontosauri sporcaccioni (ebbene si), si arriva ad un finale moscissimo e “vabbè ciaone”. Salutiamo quindi “l’Abrams touch” una volta per tutte (speriamo) e auguriamo a David Robert Mitchell di tornare al suo mondo popolato di teenager “braccati” da forze più pericolose. Erbivoro.