Fatherland

FATHERLAND di Paweł Pawlikowski (2026)

Estate 1949. Lo scrittore Thomas Mann, accompagnato dalla figlia, torna in Germania dopo 16 anni per ricevere un importante premio.

Il posto delle fragole.

Uno dei più grandi scrittori del secolo e il ritorno in patria (senza patria). Una Germania distrutta e spaccata in due, governata da Stalin e Mickey Mouse. Una figlia/assistente alla ricerca di una casa.

Paweł Pawlikowski rimane nell’Europa in “bianco e nero” dei precedenti Ida e Cold War e ci racconta un gelido e oscuro viaggio “on the road” attraverso una nazione spezzata da una guerra e inseguiti dalla morte.

Un cammino di fantasmi tra le macerie di Weimar e il peso di una responsabilità morale impossibile da incassare. La macchina da presa di Pawlikowski ritaglia inquadrature geometriche, rigorose e prive di sbavature, dove il bianco e nero sgranato cancella le sfumature della riconciliazione: non c’è assoluzione, non c’è consolazione, solo la cenere di una civiltà e il distacco ironico di un gigante della letteratura di fronte alle macerie della storia.

Tra il rigore formale e la tragedia politica, Fatherland firma un malinconico e spietato bilancio di una terra di nessuno, dove l’unica vera patria rimasta sembra essere quella del rimpianto e dell’esilio permanente.

Straordinari Sandra Hüller e Hanns Zischler.