SUPERMAN di James Gunn (2025)
Superman, dopo 3 anni di “attività” a Metropolis, dovrà scontrarsi con Lex Luthor per salvare il mondo.
Il dottor Superman – ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e a non distruggere l’umanità. Prova a portare la pace, ma deve fare i conti con la politica. Prova ad avere una relazione, ma le prende pure dalla fidanzata. I social lo disintegrano, ma lui non molla. Persino il cane non lo ascolta (quasi). Però va bene così. James Gunn trasforma il Messia snyderiano in un giocatore di rugby dal cuore d’oro e lo fa volare nel cielo tra fanta-politica, universi paralleli, guerre, social media tossici, genitori biologici, genitori adottivi, buchi neri, robot, imprenditori pazzi, mostri vari, cani col mantello e Guardiani della Galassia, mescolando tutto il mescolabile. Forse troppo. Anzi, troppo. Ma vabbè. Benvenuto DCU, nel bene e nel male. E forse ci manca ancora il Superman che si cambiava in una cabina telefonica e cambiava la rotazione terrestre per amore. Senza forse.
