IL SUONO DI UNA CADUTA di Mascha Schlinski (2026)
Nel corso di un secolo, le vicende di 4 ragazze e una casa si intrecciano attraverso gli anni nella Germania del nord.
Storia di fantasmi. Una casa, quattro epoche, quattro donne e una nazione (la Germania, prima Prussua, poi divisa e unita). In mezzo a loro c’è la morte, che aleggia tra le fessure delle porte e delle finestre e attrae verso il basso. Fino a farti cadere. Complessa opera seconda di Mascha Schilinski che racconta un viaggio/fiume sensoriale e lugubre attraverso 4 mondi (non) così diversi tra loro che ruotano attorno ad un luogo al di là dello spazio tempo. Ostico ma affascinante. Respingente ma ipnotico. La Schilinski cambia sguardo, colori, pellicola, flirta con l’horror e con rapporti proibiti, fotografie spettrali e incidenti su lavoro, Storia e amicizie, mosche e acque torbide. Volare e cadere (non) in silenzio. E se il viaggio estenuante attraverso il tempo mette a dura prova (i 150 minuti di durata non aiutano) e la nostra mente è confusa, i nostri occhi sono pronti a volare. E pronti per il prossimo viaggio.
