BACKROOMS di Kane Parsons (2026)
Clark, proprietario di un negozio di mobili, scopre un passaggio nascosto verso una dimensione parallela e inquietante.
L’uomo del labirinto. Uomini soli (o solitari) in luoghi deserti (o liminali). La complessità della mente umana e come “mapparla”. Se trovate un varco nel vostro scantinato che fa da ingresso a infiniti uffici gialli surreali, avete due strade. Entrare ed esplorarli o farvi aiutare da uno bravo. In tutti e due i casi, siete fottuti. Versione “cinema” delle famose (e misteriose) Backrooms “youtubiane” create da Kane Parsons, che qui dirige sotto il controllo della A24 (con due protagonisti di prim’ordine Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve). Tra delirio meta-cine-fisico, found footage, horror classico, horror pandemico e psico dramma, Parsons si sbizzarrisce, inciampa, si rialza, incanta e incredibilmente porta a casa il risultato (non così scontato per un 20enne alla sua prima esperienza). E crea un “illuminato” e bizzarro metaforone simil-IKEA (a tratti veramente ansiogeno) su noi stessi e sulle nostre ferite e luoghi dell’anima. E tra pirati, creature, negozi, stanze, stanzoni e case distrutte, le Backrooms ci ricordano che alla fine di tutto siamo soli contro noi stessi. E nessuno può salvarci. Mica male.
