MASTERS OF THE UNIVERSE di Travis Knight (2026)
He-Man, il potere di Grayskull e nostalgia canaglia vieni a me. Diciamolo, ci vuole coraggio nell’anno di (dis)grazia 2026 a riportare al cinema i Masters (noi quasi-boomer li chiamavamo così all’epoca), leggendari personaggi fieramente anni 80 al limite del kitsch. All’epoca (1987) ci fu il famigerato film con Dolph Lundgren e un truccatisimo (e shaksperiano) Frank Langella (che a me era piaciuto). Ora Amazon ci riprova, costruisce un giocattolone per tutte le età e in qualche modo, il risultato lo porta a casa. Si punta sulla commedia dal scuole elementari, sull’azione senza sangue e sul look fedelissimo al materiale originale. Travis Knight (che proviene dall’animazione stop-motion), dirige un po’ a cervello spento (come il cervello di chi guarda) e mescola Thor – Love and Thunder, Superman, Flash Gordon, Barbie e Fantaghirò. Si procede tra cattivi truccati alla vecchia maniera, eroi con nomi strani (carina la motivazione), mascolinità non tossica, Idris Elba nel ruolo di se stesso, steroidi, team building, autostima, spade e chitarre (di Brian May). Nicholas Galitzine è un He-Man forse un po’ troppo rinco (e friendzonato), ma quando mena, funziona. Jared Leto, nascosto dalla motion capture e dal marketing, interpreta un efficace Skeletor, poco shaksperiano, molto simpatico. Per il resto è un giocattolo già “giocato” anni fa che forse nell’anno di (dis)grazia 2026 non ha più senso di esistere. Purtroppo.
