Supergirl

SUPERGIRL di Craig Gillespie (2026)

La ragazza che toccava il cielo. Kara, cugina di Superman, è giovane, depressa, ubriaca e vaga per l’universo in cerca di una casa. Fino a quando qualcuno non le tocca il cane. E se John Wick avrebbe fatto una strage, Supergirl deve prima smaltire la sbronza. James Gunn e Craig Gillespie proseguono il DC Universe con la “Super Famiglia” in stile Guardiani della Galassia (praticamente identico) e prova a creare un “anti-Superman” ribelle in gonnella che ha vissuto la sofferenza (non come il cugino). C’è Milly Alcock che ce la mette tutta a interpretare la super ragazza dal “cuore pesante” (meglio ubriaca che in costume ufficiale). C’è Eva Ridley, spalla inutile (e un po’ antipatica) con spada di Hattori Hanzo, in cerca di vendetta. Ci sono dei villain inutili che si fanno chiamare “i briganti” (ma davvero?!?!) e sono identici ai Ravagers. C’è Krypto che è diventato ormai il punto focale di tutto il DC universe. E poi c’è Jason Momoa, che finalmente interpreta Lobo, ma qui è ancora Jason Momoa (che spreco ragazzi). Per il resto è una fanta-avventura scritta col pilota automatico, con poca grinta, poche idee e pianeti tutti uguali (avete presente Captain Marvel della concorrenza? Ecco, stessa cosa). E la comparsata di Superman non risolleva nulla. Unico personaggio degno di nota, l’autista del bus spaziale (per farvi capire). Dimenticabile.