CAMP MIASMA: ADOLESCENZA, SESSO E MORTE di Jane Schoenbrun (2026)
Una giovane regista indipendente viene incaricata di rilanciare una famosa saga horror. L’incontro con l’attrice principale, ormai ritirata dalle scene, la farà sprofondare in un delirio psichedelico.
Quell’orgasmo nel bosco.
Ricostruzione, penetrazione e rinascita sessuale dello slasher movie anni ’80 (e non solo). Jane Schoenbrun, acclamata regista indie, trasforma il genere battezzato da Jason e Michael in un meta-cine-viaggio “vintage”, eccitante e sanguinario: una vera e propria iniziazione sessuale LGBTQIA+ che omaggia il glorioso horror d’epoca mentre massacra (con grande intelligenza) la Hollywood dei sequel, remake e reboot.
Forse la Schoenbrun rimane un po’ troppo incastrata nel proprio ombelico autoriale — affascinante, per carità, ma a tratti letale per il ritmo — eppure ci regala un serial killer (Little Death) già destinato a diventare di culto. Splendide le “Final Girls” Gillian Anderson e Hannah Einbinder.
Sopravvalutato? Certo. Ma decisamente simpatico.
