L’Estranea

L’ESTRANEA di Paolo Strippoli (2026)

Dopo un tragico incidente che devasta la sua famiglia, Anna incontra una misteriosa donna che le propone un patto.

Patti chiari, liquirizia lunga.

Ricche famiglie e accordi mefistofelici. Una madre che prende decisioni (discutibili) e una famiglia che le subisce. La domanda di fondo è sempre quella: cosa sei disposto a offrire, sacrificare, mutilare o abbandonare pur di salvare mariti, mogli e prole?

Paolo Strippoli prosegue dritto per la sua felicissima strada nel nuovo horror italiano dopo il folgorante Piove e La Valle dei Sorrisi. Qui frulla insieme elementi faustiani, conflitti generazionali, l’alta borghesia nostrana con le sue perversioni patinate, sacrifici del cervo sacro, Coppa del Mondo 2006, apocalissi imminenti, amore materno, gambe, grasso e spirali. Tantissime spirali.

Nel cast brilla una Jasmine Trinca gelida, bellissima e impeccabile; Adriano Giannini interpreta alla perfezione il cafone medio italiano arricchito; Romana Maggiora Vergano è costantemente sconvolta e si conferma un talento vero. Ma la vera regina è una strepitosa Valeria Bruni Tedeschi: perfida, magnifica, mentre fuma sigarette light, tifa Francia e si diverte palesemente un mondo a fare la strega.

Qualcuno potrebbe storcere il naso di fronte al finale (a noi, invece, è piaciuto parecchio) e forse la commissione degli Oscar farà finta di niente, ma L’estranea è la ventata di aria fresca — o meglio, la secchiata di pioggia gelida — di cui il nostro cinema horror ha disperatamente bisogno.