POSSIBLE LOVE di Lee Chang-dong (2026)
Durante le riprese di un documentario, due coppie appartenenti a classi sociali diverse instaureranno un rapporto sempre più morboso.
Un documentario che si chiama desiderio.
Due mondi, due coppie, 4 vite che entreranno in contatto. Nel mezzo, come quinto componente (tossico), una telecamera che riprende/domina tutto.
Lee Chang-dong continua la tradizione del cinema coreano e torna parlare di classi sociali in collisione, dí licenziamenti “selvaggi” sul lavoro, di desideri nascosti e di parassiti.
Da una parte la classe operaia, “viva” o “morta”, comunque abbandonata, che combatte, sciopera, si ribella, entra in crisi e perde.
Dall’altra parte la classe alto borghese, bella, ricca, vincente che riprende tutto e finge(?).
E poi c’è la macchina da presa, strumento che testimonia e sottomette tutto e tutti.
L’incontro/scontro sarà inevitabile e senza vincitori. Ma che inevitabilmente cambierà qualcosa (o qualcuno). O forse no.
Straordinario il quartetto d’attori, capace di reggere la tensione di un film lungo, complesso, stratificato e non per tutti. Ma indimenticabile.
Da non perdere assolutamente.
