ALPHA di Julia Ducournau (2025)
La vita di un’adolescente che vive con sua madre viene sconvolta dall’arrivo in casa di uno zio con problemi di dipendenza dalle droghe.
Le sabbie del tempo (passato). Madri e figlie (e zii) negli anni 80, tra siringhe, tatuaggi, virus e venti caldi. Julia Ducournau trasforma il metallo in marmo, figlie in madri e paure del passato in paure del presente. Cambia i colori del tempo e dello spazio, ci ricorda che siamo fatti di carne e sangue e che siamo governati dagli elementi. E che polvere eravamo e polvere ritorneremo. Imperfetto, disturbante e asfissiante, ma capace di momenti altissimi e con un cast superbo (fenomenale il lavoro sul corpo di Tahar Rahim), fino ad un finale controverso ma liberatorio. E gli uomini di marmo entrano di diritto nei nostri peggiori incubi. O forse ci sono sempre stati. Chapeau.
