Predator: Badlands

PREDATORS: BADLANDS di Dan Trachtenberg  (2025)

Un giovane guerriero Predator deve catturare una feroce creatura immortale per rientrare nel clan.

Il predatoriano. Parenti serpenti. Fratelli/sorelle rinnegati che provano a trovare la loro “vera” famiglia nell’universo. Nel frattempo bisogna sopravvivere e dare la caccia a qualcosa di “incacciabile” e senza possibilità di successo. Il franchise di Predator cambia volto ma non cambia lo sguardo di Dan Trachtenberg che prova a ridare “freschezza” alla saga (dopo Prey e Killer of Killers). Il vero problema è che siamo nell’era Disney. E forse siamo nell’era sbagliata. Il punto di vista di un giovane Predator può anche risultare interessante sulla carta, ma Trachtenberg lo stravolge in un’avventura per ragazzi “mandaloriana” popolata da tanti mostri carucci e robot simpatici. Diverte? Potrebbe. Funziona? Potrebbe. Ma l’anima oscura e violenta di un cacciatore primordiale che proviene dallo spazio con il solo obiettivo di cacciare viene completamente stravolta a favore dello spettacolo-giocattolone per tutta la famiglia. Anche no. E tra piante esplosive, prati taglienti, tentacoli cannibali, insetti di vario tipo, gattoni-istrice e Elle Fanning “a metà” e in modalità “cammino di Santiago” si arriva fine film, consapevoli che i veri anni 80 non torneranno più. E che forse, questo Predator è quello che ci meritiamo.