Jay Kelly

JAY KELLY di Noah Baumbach  (2025)

Un divo di Hollywood in crisi esistenziale decide di partire per un viaggio in Europa accompagnato dal suo fedele assistente.

L’ultimo spettacolo. George Clooney tra bilanci esistenziali, false vite e vite perdute. Il travolgente mondo del Cinema fatto di storie/sogni e il mondo reale fatto di sensi di colpa/rimpianti. Ma sei George Clooney, quindi…  Noah Baumbach torna a parlare di esseri umani “alla resa dei conti” e in particolare fa riflettere Clooney sulla sua vita/carriera. Lagnosetto, banalotto e circondato da gente antipatica. Baumbach dimentica la sua vena feroce e fa di tutto per farci scendere la lacrimuccia ad ogni costo con una storiella di redenzione, ma la lacrima (ovviamente) non scende. E tra finti amici antipatici, figlie e padri antipatici, assistenti antipatici (Sandler meglio quando lavora con i Safdie), viaggi in treno pieno di gente antipatica (con tanto di inseguimento WTF?!), italiani antipatici e un George Clooney che fa il solito George Clooney, si arriva ad un (vero) finale-tributo terribile, con tanto di sguardo in camera. E dopo questo film, ci manca il Clooney vestito da Batman. E ho detto tutto.