..e anche il 2025 ce lo siamo levati dalle p…. o quasi. In vista dello scadere di questi 365 giorni intorno al sole, ecco la nostra personalissima lista di “cose cinematografiche” (in ordine sparso) che abbiamo amato quest’anno. Volti, voci, film, serie, cateteri, tatuaggi e musi canini. Cercando sempre di staccarci dalla massa. Beccatevela:
1. Florence Pugh je t’aime (in THUNDERBOLTS* e WE LIVE IN TIME)
Che fosse brava lo sapevamo già, ma quest’anno, Florence Pugh, ci ha rapito il cuore con una spia depressa e una chef-mamma innamorata della vita. In attesa di vederla il prossimo anno in due mega blockbuster (Dune 3 e Avengers: Doomsday), noi rimaniamo in attesa del suo prossimo ruolo. E di un futuro (prossimo) Oscar. Innamorati.

2. GOOD BOY (e il cane Indy)
Il caso cinematografico dell’anno. Progetto horror ultra indipendente con la formula “cane vs spiriti maligni”. Ma è anche una struggente storia di amore e amicizia, dipendenza e fedeltà. Con un finale che è una mazzata. E il bravissimo cane Indy (meglio di tanti attori in carne e ossa) entra di diritto nel nostro cuore. Avercene di progetti sinceri così (difetti compresi). Massì dai. Fedelissimo.

3. EDDINGTON di Ari Aster (e gli american idiots)
Torna il regista Ari Aster dopo due cult (Hereditary e Midsommar) e un flop cerebrale immeritato (Beau ha paura). Ora è il momento del western pandemico e altro flop (ancora immeritato). Aster analizza l’America del Covid con classe, intelligenza, forza e brutalità. E agli americani non è proprio andata giù. Ma per noi è uno dei migliori film dell’anno a mani basse. Con un Joaquin Phoenix monumentale. Simpsoniano.

4. DIECI CAPODANNI di Rodrigo Sorogoyen
Non solo cinema, ma anche serie tv. Non l’ha vista praticamente nessuno, ma è una delle serie più belle e intense degli ultimi anni. Una storia d’amore lunga dieci anni, tra inizio e fine, fine e inizio. Ana e Oscar sono lo specchio di noi stessi, tra sesso, speranze, delusioni e ripartenze. Dalla Spagna, una lezione di scrittura e interpretazione. E noi in Italia abbiamo Sandokan. Vabbè. Magistrale.

5. ALPHA di Julia Ducournau (e i suoi uomini di marmo)
Forse uno dei film più attesi dell’anno e forse uno dei più sottovalutati. Julia Ducournau racconta di una nuova pandemia che trasforma gli uomini in marmo. E la nostra mente difficilmente dimenticherà quei corpi polverosi e fragili portati via dal vento rosso. Echi di una pandemia che forse non ci abbandonerà mai. Poetico.

5. Leonie Benesch e il suo ULTIMO TURNO.
Quando i veri eroi combattono per tutti contro tutto nei corridoi di un ospedale. Il film di Petra Volpe è un gioiello “quasi action” che fotografa una realtà preoccupante e purtroppo tremendamente reale. Ma la vera forza è una straordinaria Leonie Benesch che interpreta un’infermiera in un turno di un giorno da cani, tra pazienti, parenti dei pazienti e medici sfuggenti. E i suoi occhi stanchi a fine turno sono da applausi a scena aperta. Miglior action-real movie dell’anno. Altro che Marvel. Commovente.

6. LA VOCE DI HIND RAJAB
Voci dall’inferno. Gaza e l’assurdità della guerra. Storia vera di una bambina e di un gruppo di operatori. Corsa contro il tempo che la regista Kaouther Ben Hania costruisce come uno straordinario docu-film al cardiopalma. E la voce di Hind Rajab diventa simbolo indimenticabile e doloroso della brutalità umana. Potente.

MENZIONE SPECIALE – L’infernale THE PITT
Abbiamo già parlato di eroi “in corsia”, ma qui le cose si fanno più toste. 1 pronto soccorso, 15 ore, 15 puntate una più infernale dell’altra. Torna l’ex dottor Carter di E.R. Noah Wyle alla guida di “un pozzo” ospedaliero sfiancante, asfissiante, umanissimo e indimenticabile. Un gruppo di medici fatti di carne e sangue, alle prese con il tempo e con la (loro) vita. Una montagna russa imperdibile per capire l’America e non solo. E Noah Wyle è perfetto (ancora una volta). Sanguigno.

