LA GRAZIA di Paolo Sorrentino (2025)
Giunto alla fine del suo mandato, il Presidente della Repubblica si ritrova a dover prendere delle decisioni importanti e a fare un bilancio della sua vita.
Il Quirinale delle fragole. L’uomo più “potente” d’Italia alle prese con il suo semestre bianco tra solitudine, pensatezza, vecchiaia e firme importanti. Sorrentino ci riporta nelle stanze del potere italiano dopo divi mefistofelici, imprenditori arrapati e giovani papi. E lo fa con un piccolo grande uomo, rinchiuso in un castello “disabitato”, alle prese con passato, presente e futuro. Toni Servillo, magnifico presidente/ex-giurista/vedovo lotta silenziosamente per “vincere” il peso del suo incarico (e della sua vita) e tornare a diventare “leggero”, cercando di salvare (forse) altre vite con il potere della sua penna. Con o senza forza di gravità. Un Sorrentino che (per fortuna) abbandona le sue “visioni” (quasi) per un racconto asciutto, ironico e diretto (anche se troppo lungo e un finale “al telefono” inutilmente dilatato). Scena post credits da applausi.
