Sentimental Value

SENTIMENTAL VALUE di Joachim Trier (2025)

Due sorelle sono costrette a fare i conti con le ferite del passato dopo il ritorno del loro vecchio padre.

La casa degli spiriti. Vecchie case “maledette” e vecchi rancori di famiglia. Crepe da stuccare e ferite da ricucire. La rabbia che logora e il cinema che (forse) ripara. Joachim Trier realizza un nordico e silenzioso ritratto familiare “a tre”, composto da un padre e/contro due figlie/sorelle. In mezzo c’è una sceneggiatura che forse può risolvere/cambiare o distruggere definitivamente tutto e una casa/set cinematografico dal passato (e presente) doloroso. E poi c’è il cinema (non il teatro eh) che, quando funziona, è più potente della vita. Tra Bergman (ovvio) e un tocco di Woody Allen, Joachim Trier conosce perfettamente dinamiche, volti e sguardi. Ma conosce bene anche le differenze tra cinema americano e cinema europeo. Cast sublime (tutti da applausi, ma Renate Reinsve e Stellan Skarsgård sono da Oscar). Il miglior cinema “europeo” che possiate trovare in circolazione. Splendido.