Marty Supreme

MARTY SUPREME di Josh Safdie (2025)

Un giovane imbroglione con la passione per il ping pong, cerca di inseguire in tutti i modi il suo più grande sogno.

Dai diamanti non nasce niente, dal ping pong nascono i fior. Viaggio oltre la barriera del suono di un (quasi) adorabile imbroglione in cerca del suo destino. Josh Safdie abbandona il fratello Benny e i suoi diamanti per trovare Timothée Chalamet e tante palline arancioni. La formula è la stessa del bellissimo film con Adam Sandler del 2019. Safdie ingrana la marcia e fa correre a perdifiato un antipatico fallito in cerca di un oscuro Sogno Americano/Giapponese. Ma forse la posta in gioco è più alta del previsto. Affascinante, snervante, arrogante, elettrizzante. Marty Supreme gioca bene le sue carte (o le sue palline), ma perde la partita finale. Safdie sbaglia poco e niente, ma quando deve sferrare il colpo partita, si perde in un buonismo inutile e in un finale sbagliato. E Timothée Chalamet (magistrale, bisogna ammetterlo) diventa la metafora di un America strafottente e megalomane (che ancora si lecca le ferite del passato) che vuole conquistare il mondo, ma alla fine… vi ricorda qualcuno? Comunque chapeau. Grande film.