DISCLOSURE DAY di Steven Spielberg (2026)
UFO, UAP e i predatori della verità perduta. Il regista di E.T. torna tra i suoi “amici” alieni dopo avergli fatto guerra (dei Mondi). Strano film. Spielberg non alza mai lo sguardo al cielo, ma guarda (anzi “vede”) dentro gli esseri umani. E si interroga se vale la pena salvarli. E forse la chiave per farlo è sapere la verità delle verità. Siamo soli nell’universo? O meglio, siamo soli dentro di noi? Vabbè. Predestinati che parlano tutte le lingue dell’universo e predestinati che parlano attraverso la matematica, agenzie (non) governative (non così) segrete, oggetti magici, “ribelli risvegliati” che empatizzano, cerchi nel grano, possessioni “cosmiche”, Colin Firth cattivo, Messia meteorologi, animali che fissano, suore credenti, Roswell, aureole, stigmate, aureole, grandine, mass media e chi più ne ha più ne metta. Lunghissimo, bizzarro, sgangherato, a tratti goffo, sicuramente “vecchio”, ma la classe di Spielberg (e la bravura di Emily Blunt) salvano in parte la baracca (e bisogna dirlo, gli ultimi 15 minuti hanno il suo perchè). Se stavate cercate risposte (qualsiasi), forse questo non è il film per voi. Nemmeno se stavate cercando il film definitivo sugli UFO.
