Sacrifice

SACRIFICE di Romain Gavras (2025)

Una cena di beneficenza viene interrotta da un gruppo di ecoterroristi alla ricerca di cavie da sacrificare per sventare la fine del mondo.

Buona apocalisse a tutti.

Serate di gala eco-friendly, tycoon dell’high-tech col pallino per la distruzione dei mari, attori sull’orlo di una crisi di nervi pronti a tutto pur di risalire sulla cresta dell’onda, giovani “figli della natura” invasati e vulcani pronti a farla finita una volta per tutte. Il circo equestre dello showbiz è servito su un piatto d’argento, pronto per essere immolato per il bene supremo.

Romain Gavras, dopo il folgorante Athena, torna con una black comedy apocalittico-fighetta (dal cast niente male), ma tragicamente confusa.

La baracca regge dal punto di vista visivo e scenografico (notevoli la miniera di marmo e il finale sul vulcano) e strappa pure qualche risata nella prima parte. Peccato crolli miseramente nei suoi continui e schizofrenici cambi di tono/genere. E l’ambizioso messaggio “i ricchi distruggono il pianeta, ma ehi, pure i poveri non scherzano” finisce per dissolversi in una nuvola di cenere.

Perfetto comunque Chris Evans, eroe per caso in saldo con alopecia e lanciafiamme in stile Tarantino. Sempre azzeccata Anya Taylor-Joy, leader messianica che “ascolta la natura”: spietata, decisa, ma irrimediabilmente fragile.

Non è un disastro totale (ignorato praticamente da tutti e disintegrato dalla critica al Festival di Toronto), ma resta una gigantesca occasione sprecata.